Adriano. Impero e conflitto

di Marica Guccini // pubblicato il 03 Ottobre, 2008

Pur occupandoci esclusivamente di eventi italiani, la seconda eccezione a conferma della regola, per una mostra che vale il viaggio a Londra!


Difficilmente la fruttuosa combinazione di parole British Museum non suscita nella mente dei più qualche ricordo, seppur indefinito, fatto di mummie e statue antiche. Paradiso degli archeologi e degli studiosi di storia antica, il British Museum, forse la maggiore istituzione museale londinese, per tener fede alla sua fama allestisce ogni anno grandi mostre a carattere prevalentemente storico. Nella Round Reading Room, l’imponente sala di lettura centrale è visibile, fino al 26 ottobre, la mostra “Adriano. Impero e conflitto”.

Adriano, imperatore per più di un ventennio (117-138 d. C.), salì al soglio imperiale all'età di quarantuno anni e seppe trasformare notevolmente l'Impero Romano, lasciando un retaggio duraturo nel tempo del suo intervento. I territori a lui assoggettati furono molti, il suo regno si estese dalla Britannia al Nord Africa, dalla Spagna al Medio Oriente.

Articolata in varie sezioni la mostra londinese ha come fine quello di ricostruire, da più punti di vista e avvalendosi di reperti storici ed artistici, la figura completa di quest'imperatore. Il consiglio, per tutti i visitatori che intendano recarvisi in visita, è quello di lasciarsi suggestionare fin da subito, percorrendo l’imponente spazio che vi condurrà ai locali della mostra, dalla maestosità del luogo che vi circonda e che, in qualche modo, pare essere degna cassa di risonanza per l'aura di grandiosità che lo stesso Adriano, in vita, cercò e riuscì a crearsi.

Nato a Roma nel 76 d.C. Publius Aelius Hadrianus, figlio di un senatore della Spagna romana originario di Italica, rimase orfano di padre in tenera età ed entrò ben presto nelle grazie di Traiano (futuro imperatore e cugino del padre) che divenne il suo tutore. Sin dalla gioventù Adriano fu da sempre devoto alla cultura greca tanto da vedersi attribuito l'epiteto Graeculus, ed è noto un suo viaggio ad Atene ancor prima di diventare imperatore.
Questi erano infatti gli anni in cui l'allora imperatore Traiano aveva imbarcato l'Impero in numerose lotte per estendere i propri confini. Più volte Adriano fu mandato come tribuno o comandante in varie battaglie, anche nella più nota contro i Daci, della quale rimane il ricordo della vittoria nella celebre Colonna Traiana.
Divenuto imperatore nel 117, Adriano aveva così trascorso gran parte della sua vita fuori dai confini italiani, conosceva bene l'Impero che stava ereditando, la sua estensione e le sue problematiche.
Le fasi della successione imperiale sono tuttora misteriose. Pare che Traiano non avesse mai designato come effettivo successore il giovane Adriano, al quale peraltro andavano i suoi personali favori, ma che l’operazione fosse stata sapientemente orchestrata da sua moglie Plotina. La situazione politica del regno non era certo delle migliori, tumulti e disordini lo percorrevano; a questo si unì una successione imperiale non del tutto limpida che accese i sospetti di certi senatori. È facile immaginare che per rafforzare il proprio potere e accattivarsi i favori dei sudditi, Adriano ricorse a tutti gli strumenti di propaganda possibili e tra questi spiccava l'uso delle arti. Statue, medaglie, oggettistica e opere urbanistiche furono di volta in volta chiamate ad adempiere a questo compito e divennero strumenti attraverso i quali, come è consuetudine in ogni epoca, l'Imperatore plasmò la propria grandiosa immagine.
Egli doveva ovviamente apparire vittorioso e trionfante sulle popolazioni assoggettate e il suo diritto imperiale fuori discussione. Per questo la stretta unione con la famiglia adottiva venne da sempre celebrata, come testimoniano alcune monete nelle quali su un verso è effigiato il volto di Adriano e, sull’altro, i predecessori Traiano e Plotina. Assolutamente affascinante pare essere, per tutti i visitatori, un cammeo sul quale si stagliano i due profili, sapientemente cesellati da maestranze greche, di Adriano e Plotina.

Monete e medaglie potevano giungere anche nelle propaggini più remote dell'impero ma, nondimeno, le statue che effigiavano l'imperatore la facevano da padrone a Roma e nelle grandi città sottoposte al suo dominio.
La sua immagine pubblica poteva essere celebrata cono sole tre tipologie statuarie: con la toga, abbigliamento tipico per le occasioni civili, con l'uniforme militare (decorata con rilievi celebrativi e simbolici), oppure nudo con le fogge di un dio. In mostra ve ne sono vari esempi, oltre a vari mezzibusti nei quali tratto distintivo dell'imperatore è un particolare taglio sul lobo dell'orecchio, probabile sintomo, secondo certi studi, di problemi medici.
Spesso il suo volto è poi caratterizzato da una folta barba portata intera. Adriano fu infatti il primo imperatore ad adottarla e questo viene interpretato, ancora una volta, come ossequio alla grecità.
Netta è la distinzione tra i ritratti romani e l'unico ritratto dell'imperatore pervenuto in Britannia, eseguito in bronzo e probabilmente desunto da qualche effige marcata su una moneta. Il risultato è sicuramente meno naturalistico rispetto ai coevi esempi romani, oltre ad essere marcato da notevoli sproporzioni.
Ma la traccia più indelebile lasciata da Adriano sul suolo britannico fu, senza dubbio, il celebre Vallo di Adriano, imponente struttura muraria lunga 117 km che delimitava il limes romano, costruito nel 122 d.C. dai soldati di tre legioni.

Un’ampia sezione della mostra indaga la cospicua attenzione che l’imperatore riservò all'architettura e che portò molte città come Atene, Cyrene, Italica e la stessa Roma, ad essere impreziosite da nuove strutture pubbliche, infrastrutture, monumenti, edifici religiosi, restauri e riassetti urbanistici. Nota è la ricostruzione adrianea nel 125 d.C. del Pantheon, tempio dedicato a tutti gli dei.
Ma l'opera più grandiosa rimane il complesso di Villa Adriana presso Tivoli, la più grande villa romana tutt’ora conosciuta. In realtà più che di villa si potrebbe parlare di una vera e proprio cittadella in quanto gli stabili, eterogenei e numerosi, occupavano una superficie davvero grandiosa. Terme, teatri, spettacolari fontane furono il degno corollario agli edifici di residenza. Ornamenti e decorazioni vennero eseguite con le tecniche più varie ed avanzate: affreschi parietali, stucchi, pavimenti in opus sectile (sorta di mosaico con tessere molto ampie) e numerose statue, tutte quante orchestrate in modo da esaltare la grandezza dell'imperatore che si rifletteva in quella della sua Villa.
Non poteva di certo mancare persino un memoriale ad Antinoo, il giovane greco amato dall'imperatore. Quand’egli morì nel 130 nelle acque del Nilo, Adriano istituì un vero e proprio culto in onore del giovane, lo deificò ed eresse una città in suo onore Antinopoli. Associato alla figura del dio Osiride, Antinoo come lui sarebbe resuscitato dalle acque del Nilo. Per questo si spiegano le numerose statue, una delle quali in apertura della mostra, che ritraggono il giovane nelle fattezze di una divinità egiziana.

Una piccola parentesi della mostra che vuole ricreare il contesto sociale dell’epoca raccoglie un cospicuo gruppo di eccezionali ritratti dipinti su legno provenienti da Fayum, in Egitto, utilizzati per coprire i volti delle mummie. D'inedito e stupendo realismo, questi ritratti egiziani sono gli unici superstiti, grazie al clima favorevole, di una ben più ampia tradizione ritrattistica diffusa e nata a Roma.
Concludono l'esposizione una statua di Vibia Sabina, nipote prediletta di Traiano e moglie di Adriano dal 100 d.C, e busti della famiglia imperiale. I due non ebbero figli, per questo decisero di adottare un successore. Il fortunato fu Antonino Pio, già tutore di Marco Aurelio (anch'esso di origine spagnola) che secondo i più fu il vero successore definitivo che Adriano ebbe in mente.
Morto nel 138 d.C. le spoglie di Adriano vennero raccolte nel suo mausoleo che, nel tempo, venne trasformandosi in Castel Sant'Angelo. Della tomba splendidamente decorata rimangono due pavoni bronzei, simboli della deificazione dell'imperatore (la coda del pavone è infatti, secondo la tradizione simbolo di immortalità).

 

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