Adi Da Samraj al Cenacolo di Ognissanti
di // pubblicato il 22 Febbraio, 2008
Firenze è una città dai mille aspetti e se c'è chi ritiene sia doveroso far transitare due treni accanto al Battistero, fortunatamente c'è qualcun altro che dimostra di amarla profondamente, cercando di proporre evoluzione intellettuale anche attraverso autentiche modalità di confronto.
Sono rimasta piacevolmente e inaspettatamente stupita della sensibilità modernista, e approccio post-modernista, di Adi Da Samraj un artista che, ricorrendo a mezzi digitali, attualizza il millenario sacro e profano, in un tutt'uno con insegnamenti filosofici e religiosi, propone una realtà partendo da forme astratte con un linguaggio perfettamente comprensibile a tutti i livelli della percezione umana.
Dopo il successo alla Biennale di Venezia, le sue immagini soffisticate, con predisposizioni narrative di tipo teatrale, colorate con audacia e strutturate vigorosamente, arrivano a Firenze in una rassegna curata da Stuart Gibson (Da Plastique) e Monica Bietti della Soprintendenza.
Lavoro che fa parte del Realismo Trascendentale dell'Artista e la sopresa viene anche per la scelata della loro collocazione fiorentina.
Infatti, le quattro grandi opere, fra cui La Finestra di Alberti I (137x1.419 cm) sono perfettamente inserite 
nel Cenacolo di Ognissanti a diretto contatto e dove si perfeziona l'armonia con "L'Ultima Cena" di Domenico di Tommaso Curradi di Doffo Bigordi.
Il refettorio del Convento è famoso nel mondo proprio per quell'affresco del Ghirlandaio (dimensioni 810x400) realizzato nel 1488, e dove è conservata anche la sua sinopia, gli antichi lavabi e il portale, oltre un'Annunciazione dei primi anni del Quattrocento.

Cristina Acidini, Soprintendente per il Polo Museale Fiorentino, al riguardo, dice: "Le pareti bianche e lunghe del Cenacolo offrono il massimo risalto a queste partiture vivranti: semmai, una tensione dialettica si crea con l'Ultima Cena del Ghirlandaio nella parete di fondo, solenne e pacata espressione della pittura sacra rinascimentale. Ma la segreta e sottile amicizia tra due linguaggi artistici fondati su medesimi principi di armonia e purezza fa di questa tensione un'attrattiva in più, da godere come un esperimento ben riuscito".

Queste sono le cose che fanno un gran bene a Firenze auspicando futuri esperimenti altrettanto validi.
Achille Bonito Oliva che ha curato l'allestimento della Biennale, sottolinea: " Il lavoro di Adi Da mi ha immediatamente riportato ad un termine greco, usato anche in italiano per designare l'apparizione - e cioè l'epifania. L'immagine in Adi Da è epifanica nel senso che si presenta non in termini oggettivi e nemmeno in termini soggettivi. Non appartiene nè all'universo della ricerca artistica del ventesimo secolo, sulla sperimentazione ottico-percettiva, su tutto un filone che si è sviluppato negli anni '50 e '60, e nemmeno dall'altra parte ad una creazione espressionista che tende a rappresentare l'identità, la soggettività".

Adi Da, nato a Long Island nel 1939, vive da tempo e non lascia le isole Fiji, attraverso il portavoce, afferma: "L'arte che io creo ha un senso profondo. Per questo può essere vista nella sua interezza solamente in un contesto che supporti le sue finalità... una tempio, una chiesa, sono luoghi culturalmente e artisticamente vocati ad aprirsi su un qualcosa che è oltre... uno spazio di trasformazione di vita, allo stesso tempo profondamente protettivo ed esigente".

La mostra, organizzata da "Inverno a Firenze", sarà inaugurata domani e resterà aperta al pubblico fino al prossimo 22 giugno, ingresso gratuito, dalle 9,00 alle 17,00, tutti i giorni escluso il mercoledì.
Parallelamente, i commercianti dell'Associazione Borgognissanti, che promuove il miglioramento del Borgo sotto il profilo della qualità della vita, del decoro e dell'arredo urbano per esaltarne tradizioni e patrimonio storico e artistico, hanno riservato un pacchetto di agevolazioni rivolte visitatori della mostra.
Per informazioni www.borgognissanti.com