Ad Ascoli per scoprire interamente Osvaldo Licini

di Cinzia Colzi // pubblicato il 20 Aprile, 2008

Non importa quanto sia lontano Ascoli Piceno, ma un tuffo nella realtà di quella provincia dove il mare e i Monti Sibillini quasi si toccano, divisi solo da una vallata ricca di sorprese, sono esperienze da vivere intensamente, magari, approfittando "dell'anno Liciniano".

Sotto l'Alto Patronato dela Presidente della Repubblica, in occasione del cinquantenario della morte e dell'assegnazione a Osvaldo Licini del Gran Premio della Pittura alla Biennale di Venezia, la Regione Marche, Provincia e Comune di Ascoli Piceno con il Comune di Monte Vidon Corrado, nell’ambito del Festival Saggi Paesaggi, hanno realizzato una serie di eventi collegati con due mostre inaugurate venerdì scorso e che resteranno allestite fino al prossimo 4 novembre.

Al Polo Culturale Sant'Agostino di Ascoli Piceno, l’antologica intitolata: "Osvaldo Licini dalle Marche all'Europa" che, con oltre centoventi opere, in molti casi mai viste, mette un punto fermo sulla produzione pittorica del maestro riunendo, a quelle presenti nella Galleria Licini, circa sessanta dipinti provenienti da numerosi musei anche stranieri, come il Centre Georges Pompidou, e da collezioni pubbliche e private.

I curatori Stefano Papetti, Elena Pontiggia, Daniela Simoni ed Enrica Torelli Landini, da anni dedicano i loro studi all’Artista e hanno operato la selezione in base alle diverse fasi di produzione, per regalarci un percorso che, grazie al comitato scientifico, fra cui Luigi Dania, studioso, amico e confidente di Osvaldo, permette di scoprire Licini nella sua interezza espressiva.

Un Grande, per aver cercato l’anima della pittura, viaggiando e studiando prima a Bologna (frequenta l’Accademia di Belle Arti e conosce Giorgio Morandi) e dopo a Parigi (dove vivevano la madre modista e la sorella ballerina dell’Opera, in anni di fervore culturale, quando nei cafés si incontrano Picasso, Cocteau, Modigliani), Licini è artefice di una personalissima ricerca solitaria e appartata con soluzioni figurative e spaziali inconsuete.

Proprio quell'anima inquieta, nel 1926, lo riporta nella natia Monte Vidon Corrado e, insieme alla moglie Nanny Hellström, sceglie di vivere proprio lì, avvolto della bellezza della natura (dalla finestra della sua camera quello che ancora oggi gli occhi riescono a vedere è un verde morbidissimo da far pensare al velluo), ma restando in costante scambio culturale con i centri europei di Parigi e Amsterdam.

Formatosi in ambito figurativo, il costante riferimento alle sue radici, quando sarà affascinato dalle battaglie futuriste, condurrà Licini a una sensibilità astratta e, proprio per quell'arricchimento, a una figuratività potentemente lirica e purissima. L'astrattismo del Maestro è lontano dagli altri artisti italiani, perché la sua pittura diviene poesia per essere riuscito a liberarsi dall'ingabbiamento del razionalismo geometrico.

Quella malinconia metafisica, incrociata con quella storica, lo conduce in area espressionistica e, l'unico artista a cui lo si può avvicinare è Paul Klee. Contemporaneamente, operando anche in campo letterario e poetico, si indirizza verso Baudelaire e Rimbaud, mediando con un linguaggio spesso gergale l’attitudine trasgressiva del nichilismo futurista verso la linea delle avanguardie più libere.

Grande rilevanza ai disegni di Licini perché  “il sismografo delle idee immediate” e  quelli conservati preso il Centro Studi offrono diacronicamente un percorso in tutte e tre le fasi, quella figurativa degli anni Venti, quella geometrico-astratta degli anni Trenta e quella del figurativismo fantastico degli anni Quaranta e Cinquanta.

Nel borgo natele "Osvaldo Licini da Monte Vidon Corrado: la stagione figurativa, i rapporti con il paesaggio"  permette di approfondire il primo periodo artistico anche attraverso i temi affettivi e privati, basilari perché influenti sulla sua opera.
Un’esposizione documentaria, fotografica e pittorica (23 oli e 63 disegni), incentrata sul paesaggio naturale e umano oltre alla casa del pittore, dove si conservano due affreschi, uniche Picture parietali di Licini, visitabile con guida, in cui troverete alcune ambientazioni ricostruite con fotografie e racconti d'epoca. Una casamuseo bisognosa di interventi di restauro (appello per i fondi necessari!!!) per ritrovare le tracce del suo lavoro e chissà, forse, risvolti inediti.

Una grande opportunità per apprezzare un artista portatore di un linguaggio unico, certamente protagonista della pittura degli anni fra le due guerre, che Federico Zeri considerava fra i massimi pittori del Novecento portatore di un conflitto, comune ad altri intellettuali marchigiani, fra l’aspirazione a vivere da protagonisti il contesto europeo e il richiamo alle radici locali.

Naturalismo cromaticamente vivace, fatto di paesaggi, ritratti, nature morte, nel quale andava già prendendo forma un mondo di immagini archetipe e fantastiche, le mostre permettono di constatare facilmente il passaggio all’astrattismo inizialmente geometrico (nato dal rapporto con il gruppo milanese de “Il Milione”) poi evoluto in direzione di un astrattismo lirico in cui anche la geometria acquista libertà fantastica e si risolve in una spazialità irreale.

Le espressioni più alte nel dopoguerra, le immaginisimbolo della sua pittura complessa e tormentata, la genialità delle Amalasunte (nove delle quali, dipinte nell’eremo di Monte Vidon Corrado, furono esposte nella XXV Biennale di Venezia del 1949) e gli Angeli Ribelli (personaggi che si librano fra cielo e terra, creature cifrate e profetiche) indiscutibilmente fra le opere più originali dell’arte italiana del Novecento.

Di Silvana Editoriale le due pubblicazioni di supporto alle mostre che aiutano a scoprire, per chi ancora non conosce il  "poeta della leggerezza", un artista intensamente capace di esprimere una condizione di levità dell'uomo raffigurato da figure perennemente in bilico, sia dell'universo popolato di personaggi volanti e angeli ribelli.
Un artista "eretico", come lui stesso si definiva.

 

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