“A cup of tea?” a Lucca con Girolamo Pompeo Batoni
di // pubblicato il 05 Dicembre, 2008
Ancora un nuovo arrivo ad arricchire la rosa dei collaboratori della nostra Testata.
Diamo il benvenuto ad Arianna Simoncini che esordisce in modo fragoroso con una novità assoluta, ancora fresca di stampa, e l'intervista in esclusiva con l'autrice!
Lucca si appresta a ospitare un grande evento d’arte. Da domani al 29 marzo 2009, a Palazzo Ducale si terrà la grande mostra su Pompeo Batoni (Lucca 1708 – Roma 1787), uno dei maggiori protagonisti dell’arte europea del Settecento. Con questa esposizione la città di Lucca, nel terzo centenario della nascita, rende omaggio al suo illustre concittadino, che proprio nella città toscana si è formato per affermarsi a livello internazionale, a Roma e poi soprattutto in Inghilterra dove sarà uno dei pittori più ricercati dall’aristocrazia britannica. E proprio il mondo anglosassone ha dedicato quest’anno al pittore due mostre, prima al Museum of Fine Arts di Houston, quindi alla National Gallery di Londra.
Come vi ha anticipato su queste pagine Katty Colzi lo scorso 3 agosto, l’iniziativa è promossa dal Comitato Nazionale per il III Centenario della Nascita di Pompeo Batoni, dalla Fondazione Ragghianti, dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca e da altre istituzioni cittadine quali la Provincia, il Comune, la Camera di Commercio e la Fondazione Banca del Monte di Lucca ed è organizzata da Civita. La curatela è affidata ad un prestigioso Comitato Scientifico, presieduto da Edgar Peters Bowron, composto dai massimi esperti quali Hugh Honour, Fernando Mazzocca (Università di Milano), Liliana Barroero (Università di Roma Tre), Peter Björn Kerber (The J.Paul Getty Museum), Carlo Sisi, Enrico Colle (Università di Bologna) e coordinato da Maria Teresa Filieri, Direttore dei Musei Nazionali di Lucca e della Fondazione Raggianti.
Per questo appuntamento l’editore lucchese Pacini Fazzi ha edito il volume di Francesca Centurione Scotto Boschieri Un tea con Batoni. Curiosità, Dimore e Collezioni degli Inglesi del Grand Tour, in edizione bilingue italiano-inglese, con prefazione di Maurizia Tazartes.
Pompeo Batoni (1708-1787), vive in uno dei periodi più luminosi e complessi della storia europea, il Settecento, diventando “il più celebrato pittore italiano dei suoi tempi”. Nasce a Lucca, da padre orafo, nel 1708, un anno dopo la nascita della Gran Bretagna, con l’unione di Scozia e Inghilterra, e muore nell’anno di un’altra nascita, quella degli Stati Uniti d’America (1787). Dal 1727 a Roma, sua città di elezione, dopo aver raggiunto una discreta fama come pittore storico e di soggetti religiosi, trasforma il suo studio in un ospitale punto di ritrovo per i milordi del Grand Tour, diventando ben presto il ritrattista più conosciuto d’Europa. Principi e prelati, aristocratici e lo stesso Papa non rinunciano a possedere un ritratto del lucchese. Per gli inglesi, scozzesi e irlandesi d’oltremanica farsi ritrarre tra le rovine classiche che avevano amato e studiato nelle loro università oxoniane, in splendide vesti dai vividi colori e dai dettagli preziosi, sarà veramente una moda. E il maestro non rinuncia a registrare i volti e i caratteri della giovane upper class britannica, producendo una grandiosa pinacoteca e repertorio di ritratti ancora oggi visibili per lo più nelle meravigliose residenze del country inglese. Questa guida vuole dunque invitare a un viaggio al contrario, a un grand tour nelle dimore di campagna di quei milordi che commissionarono a Pompeo Batoni oltre duecento ritratti e pitture. Un viaggio all’insegna della curiosità per rispondere alle domande: chi erano? Come vivevano? Che gusti avevano?
Abbiamo incontrato l’autrice Francesca Centurione Scotto Boschieri, genovese, trapiantata a Londra che ci ha raccontato i come ed i perché di questo libro.
Il 6 dicembre si apre a Lucca la grande mostra dedicata a Pompeo Batoni. Lei ha curato per la casa editrice Maria Pacini Fazzi “Un tea con Batoni”, un libro dal titolo e copertina originali e spiritosi. Perché? Che cosa si vuole comunicare?
La necessità di una certa leggerezza, perché l’arte è una cosa seria ma anche divertissement, proprio come una buona musica del Settecento, magari di Luigi Boccherini, altro famoso lucchese dipinto anche da Batoni.
Come è nata l’idea?
Naturalmente dinanzi a una buona tazza di tea inglese. Francesca Fazzi mi ricordava la luminosa figura di Isa Belli Barsali, che aveva promosso e curato la prima mostra italiana dedicata a Pompeo Batoni. Con grande sensibilità mi parlava della difficoltà per la sua casa editrice, che aveva dato alle stampe il suo catalogo, così ricco e ancora oggi citato ovunque, di pubblicare anche in occasione di questa Mostra lucchese un volume che in qualche modo la ricordasse, ma che non sembrasse un atto contro la memoria di una grande studiosa, così legata anche alla nascita della Maria Pacini Fazzi Editore. Quindi qualcosa di “altro” rispetto al taglio tradizionale di un volume d’arte.
E allora, cosa è successo?
E’ successo che, per caso, ero proprio tornata dalla mostra londinese dedicata al pittore alla National Gallery. Ed ero arrabbiata. Perché non l’avevo capita. Bellissimo il catalogo e l’esposizione, i quadri e i video, le signorine gentili che mi davano la cuffietta da ascoltare con un ottimo commento. Ma quei “milordi” che mi avevano guardato con una certa supponenza dalle loro trine preziose e scarpe con il tacco rosso della migliore aristocrazia, mi rimanevano assolutamente sconosciuti.
Chi erano i “sitters” ritratti da Batoni? Il libro è nato dalla curiosità di rispondere a questa domanda.
E la curiosità dove l'ha portata?

A fare quello che consigliava il nostro Mario Praz, visitare le dimore del country inglese. Uno dei viaggi migliori che una persona possa fare in primavera. Un Grand Tour al contrario, che non va a Roma, ma al cuore del collezionismo inglese e irlandese del Settecento.
Batoni ha dipinto circa duecentoventi ritratti di Irlandesi, Inglesi e scozzesi. È il pittore dell’upper class d’oltremanica. Il mio libro non segue i milordi nel loro viaggio a Roma. Il mio libro segue le opere di Batoni in Gran Bretagna. E’ un cannocchiale rovesciato.
E cosa ha scoperto?
Che l’Inghilterra non ha avuto la Rivoluzione Francese. Che è governata ancora oggi da quattrocento- cinquecento famiglie, per lo più i nipoti dei sitters di Batoni.
Che queste famiglie sono spesso ancora là, da trecento anni e più nelle stesse residenze: dimore favolose con giardini del Settecento, veri scrigni di storie bellissime da raccontare. Che lì, Batoni è sempre in mostra.
Cosa vuol dire?
Batoni è nato a Lucca ma non c’è mai vissuto. Stava a Roma, con la sua tela, più di ragno che di pittore, ad attirare i giovani grand-touristi dell’epoca. Oggi si può dire che viva in Inghilterra.
Voglio dire, che moltissimi dei ritratti migliori del lucchese sono naturalmente appesi alle pareti di quelle dimore appartenute a quei milordi e oggi ai legittimi discendenti. Althorpe, Uppark, Boughton House, Fyvie Castle e Goodwood House sono solo alcune di queste “Versailles” da visitare. Ne ho dovuto anche sacrificare alcune, come Alnwick Castle dei Percy, o Holkham hall dei Coke, assolutamente da non perdere. Volevo che fosse uno strumento vivo, di viaggio. Per evitare frustrazioni inutili, ho scelto solo dimore aperte al pubblico.

Ci anticipa una di queste storie?
Mille storie si nascondono dietro i colori vividi degli oltre duecento ritratti batoniani. Storie tristi o liete, che portano lontano, dall’India a Trinidad, ma che, alla fine, terminano per lo più nel country inglese, appese alle pareti delle incredibili dimore dei Lords viaggiatori, o a Londra. Che è una città speciale. Un long drink. Bisogna viverci per capirla. Non è una città che si mostra come una bella donna in corsetto, come Parigi e Venezia; è un’anziana signora con un po’ di rossetto sui denti. Ma molto raffinata. Racconta di sè solo dopo molto tempo, quando le diventi amica. E allora ha storie che innervano il mondo intero.
Gliene racconto una di quelle che non ho scritto. Questa è l’epoca dei viaggi. Pensi solo alla scoperta dell’Australia da parte di James Cook.
Uno dei sitters di Batoni, James Bruce, scopre le sorgenti del Nilo Azzurro dopo aver percorso un’ Etiopia quasi barbarica, con il fido pittore bolognese Luigi Balugani. Balugani muore prima di arrivare alle sospirate acque, che Bruce dedica alla sua fidanzata Maria. Ma il romanticismo doveva ancora iniziare. Maria, stanca delle peripezie del suo lover, era nel frattempo scappata con un Marchese romano, che poi Bruce affronta in duello a poca distanza da quel Colosseo così ben immortalato dal nostro Batoni.
Cosa si aspetta da questo libro?

Un effetto corroborante, come sorseggiare un buon tea in una giornata invernale. Il libro porta direttamente in Inghilterra, un paese dove tea e conversazione sono un’unica cosa. Mi piaceva l’idea che guardando un quadro di Batoni si potesse provare questo feeling speciale.
Questa pianticella di camelia ha veramente cambiato la storia dei britannici.
Lei che formazione ha?
Invece di dirle cosa sono, le dico cosa vorrei essere. Una Dilettante. Una persona che si diletta di arte, storia, letteratura; che prova gioia, diletto proprio come un membro del famoso club dei Dilettanti, fondato dai milordi settecenteschi di ritorno dalle scoperte italiche.
E aggiungo. Spero che questo desiderio sia lo stesso dei miei lettori.
E che quest’isola del Nord li conquisti, come ha conquistato me.