A Pienza: Pio II, La Città, Le Arti
di // pubblicato il 17 Febbraio, 2007
Pienza ospiterà fino ad ottobre, nelle sedi di Palazzo Piccolomini e del Duomo, una completa esposizione in occasione delle celebrazioni del sesto centenario della nascita di Pio II, illustrando come, il suo pensiero, riuscì a trasformare il borgo natio di Corsignano nella realtà riconosciuta dall?UNESCO patrimonio mondiale dell?umanità.
La storia di Pienza dipende da quella di Enea Silvio Piccolomini e il piccolo borgo medioevale, dove il castello è conosciuto fin dal 828, si trasformò in una residenza papale in stile rinascimentale il cui progetto originale viene attribuito, dalle biografie accreditate, a Bernardo Gambarelli detto il Rossellino (allievo di Leon Battista Alberti). I lavori durarono solo tre anni e il 29 Agosto 1462, per la festività di San Giovanni Battista, Pio II consacrava la Cattedrale e inaugurava la nuova città di Pienza, godendosela pochissimo perché, tanto il Papa che l?architetto, legati da uno strano destino, morirono a distanza di due mesi l'uno dall'altro nel 1464: Pio II ad Ancona il 14 Agosto dove, alla testa di un piccolo esercito, stava per imbarcarsi? sulle galee veneziane per la Terra Santa e il Rossellino a Firenze mentre stava pensando a una nuova città (sicuramente senza l?obbligo papale di porre in essere un altro vano cucine come quello che copre la vista di destra della Val d?Orcia!)
Enea Silvio condusse un?esistenza decisamente particolare per un futuro Papa: studiò lettere a Siena e, dopo aver conosciuto mezza Italia, arrivò a Basilea al seguito del Cardinale Domenico Caprinica aderendo alla corrente scismatica che si opponeva al Papa Eugenio IV; divenne consigliere e segretario di Amedeo VIII di Savoia, antipapa con il nome di Felice V, e da questo fu inviato a Francoforte alla corte dell'Imperatore Federico III, quest?ultimo venne ?fulminato? dalla personalità del futuro Pio II tanto da chiedergli di diventare suo consigliere e segretario. Appartengono a questo periodo due brevi opere letterarie: La storia di due amanti (autobiografica?) e La Criside oltre al saggio: Le miserie della vita di corte. Enea Silvio scrive anche di sentirsi, "come Ovidio a Tomi", un esiliato. Però, il 10 Novembre 1444, arrivarono i Turchi e furono una sorta di Provvidenza per quest?uomo tanto ambizioso. Gli eventi obbligarono Federico III (diplomatico e indeciso nella sua equidistanza fra Papa e antipapa) a dover prendere posizione cercando di riunire le forze per non essere spazzati via dalle orde turche. E chi meglio del Piccolomini poteva essere adatto per ricucire i rapporti con la Santa Sede? ?Inviato a Roma come ambasciatore, con straordinario intuito, con tre giorni di incrollabile attesa, fece pubblica ammenda dei propri errori e riuscì a farsi perdonare dal Papa.
Per noi, umani del terzo millennio, abituati alle gesta degli attuali potenti, appare impossibile immaginare chi potesse essere il latore della condizione posta da Eugenio IV a Federico III (il riconoscimento di se stesso come unico Papa). Eh, sì.. proprio Enea Silvio nominato, appunto, segretario apostolico con il risultato che, nello stesso momento, il Piccolomini, era segretario del Papa, dell'antipapa e dell'Imperatore? beh, all?epoca non esistevano i media e? il conflitto di interessi!
Arrivato alla soglia degli ?anta? Enea Silvio ritenne di riuscire a sopportare la castità e decise la carriera ecclesiastica scalandola fulmineamente. Nel 1458, a 53 anni, salì sul Trono di Pietro con il nome, appunto, di Pio II creando forti aspettative tra gli altri umanisti del tempo i quali, però, restarono decisamente delusi: Pio II ha lasciato tracce indelebili, ma non per le sue doti umaniste o di devozione. Il suo viatico per l?immortalità fu la realizzazione della città perfetta (ambita dai Signori e dai più grandi architetti dell'epoca e splendidamente dipinta nella ?città ideale? attribuita alla Scuola di Piero della Francesca sopra il disegno da poco scoperto di Leon Battista Alberti) nonostante i gravi problemi statici della Cattedrale casa di vetro e un consuntivo di quasi cinque volte il preventivo di 10,000 fiorini. Se queste brevi note vi avessero incuriosito, oltre a tutta la sua vita, potreste approfondire alcuni argomenti, per citarne qualcun altro: come Pio II fu fiero avversario dei turchi, la canonizzazione di Santa Caterina da Siena o leggere le annotazioni, anche frivole, su fatti e costumi dell'epoca raccolte nei "Commentari" scritti in latino in terza persona.
Tornando alla mostra, è divisa in sei sezioni: Pio II e la visione umanistica del mondo (a cura di Jan Pieper, Lehrstuhl fur Baugeschichte und Denkmalpflege), Interventi territoriali, urbanistici e monumentali a Siena e a Pienza (a cura di Enrico Guidoni, Università ?La Sapienza? di Roma), Pio II e l?ordine architettonico: un laboratorio toscano sull?arte edificatoria rinascimentale (a cura di Gabriele Morolli, Università degli Studi di Firenze), La cultura delle macchine (a cura di Filippo Camerota, Istituto e Museo di Storia della Scienza, Firenze), Città e Società nell?Epistolario e nelle opere di Enea Silvio Piccolomini avanti il Pontificato (a cura di Luigi Guerrini, Istituto e Museo di Storia della Scienza, Firenze), I restauri del Duomo di Pienza e di Palazzo Piccolomini (a cura di Giovanni Bulian e Giuseppe Giorgianni, Soprintendenza ai Beni Architettonici e del Paesaggio per le province di Siena e Grosseto). All?interno del palazzo i visitatori accedono anche al Museo Piccolomini e sono visitabili la sala da pranzo, la sala degli antenati, la stanza della musica, la piccola alcova segreta, la sala delle armi, la camera del Papa, la biblioteca, le tre gallerie sul cortile, le camere da letto (visite guidate al piano nobile sono riservate a un massimo di 30 persone), accessibili anche il giardino pensile e le due ampie sale al secondo piano, per la prima volta aperte al pubblico, dalle quali osserverete la Cattedrale da un?insolita prospettiva e, dalla loggia, la veduta immutata della spettacolare Val d?Orcia (e lì vi chiederete se Michelangelo, al posto del Rossellino, avrebbe assecondato il Papa!!!)
Le sezioni della mostra sono nelle sale al piano terra, appositamente restaurate, e illustrano con pannelli esplicativi, la tipologia, la storia e il restauro del palazzo in rapporto anche ad altre opere di architetti quattrocenteschi. Il rilievo dei più famosi edifici piccolominei (quelli di Pienza e le Logge del Papa in Siena) consente un?attenta valutazione della struttura grammaticale e sintattica dell?architettura, dialogando direttamente con la visione reale dei monumenti. I manoscritti e i due grandi modelli lignei di macchine da costruzione illustrano le tecniche dei cantieri toscani nella seconda metà del XV secolo, utilizzate da Moreno di Jacopo detto il Taccola e Francesco di Giorgio Martini. Particolare attenzione viene dedicata ai centri minori legati alla famiglia Piccolomini (Argentario, Porto Ercole, Saturnia, Radicofani) e anche alle legislazioni, ai cortei processionali, ai grandi piani di trasformazione territoriale previsti in Val d?Orcia proprio da Pio II.
Nel Duomo casa di vetro sono ospitate le sezioni relative alla storia della chiesa e alle simbologie presenti nelle decorazioni interne ed esterne, ai complessi rapporti astronomici (l?ombra meridiana durante l?equinozio primaverile e autunnale quando il profilo della facciata ad arco trionfale si delinea congruentemente sui nove riquadri della pavimentazione) che legano l?edificio sacro alla piazza, al paesaggio e a tutto il complesso urbano. Nella Cattedrale trova spazio anche l?illustrazione dei numerosi interventi di restauro e di consolidamento eseguiti sul monumento dal 1870 in poi. Illustrate anche le recenti indagini sullo stato dell?edificio e le nuove proposte di intervento legate alla specifica condizione geologica del sito.?
Palazzo Piccolomini (affacciato sulla piazza delimitata dalla Cattedrale, dal Palazzo vescovile e dal Palazzo comunale) ha tre facciate esterne rivestite in bugnato di pietra tufacea e una quarta, lato sud, sulla Val d?Orcia. Poco prima della morte fu donato dal Papa ai nipoti con un atto tuttora conservato nell?archivio storico. Vi hanno soggiornato personaggi illustri, fra i quali Carlo V nel 1536, e i discendenti di Pio II hanno continuato ad abitarvi fino a quando, nel 1962, fu lasciato dall?ultimo erede alla Società di Esecutori di Pie Disposizioni di Siena, ancora oggi proprietaria (associazione non profit di antichissima origine: costituitasi come confraternita laicale nel XIII secolo ha da sempre, come scopo caratterizzante, l?esecuzione delle volontà dei diversi donatori). Nel testamento il conte Silvio Piccolomini della Triana volle espressamente che il palazzo pientino, con il giardino pensile, conservasse denominazione, caratteristiche architettoniche, collezioni artistiche,? mobilio, biblioteca, archivio e che fosse aperto al pubblico.
Vivendo il quotidiano degrado fiorentino, trovo significativa questa riflessione del Sindaco di Pienza Marco del Ciondolo: ??con l?affermarsi di una diversa concezione di utilizzo del patrimonio culturale, uno dei fattori di pericolo e logoramento viene anche da un settore considerato sinonimo di attività educativa e vantaggiosa per tutti come il turismo. Si delinea quasi una contraddizione tra l?esigenza di pubblicizzare e valorizzare il sito o il bene culturale e l?esigenza di proteggerlo dai danni causati dall?inevitabile attrito con milioni di visitatori. Una consapevolezza questa che deve partire proprio dall?interno della cerchia più privilegiata delle bellezze turistiche, quella dei siti UNESCO che sono al contempo oggetto della più alta protezione e meta più ambita dei visitatori. Per conciliare queste due necessità appare utile fornire le amministrazioni dei giusti strumenti per la tutela ma anche imprimere all?attività turistica e culturale un carattere sempre più istruttivo e privilegiato?.
Infine, ricordo le parole di Giovanni Pascoli, Presidente del Comitato Celebrazioni del precedente Centenario: ?da un pensiero d?amore e da un sogno di bellezza??.
(pubblicato Terra di Toscana maggio 2006 e riportato sul blog in data odierna)