A Milano per un week end
di // pubblicato il 24 Novembre, 2008
Flavia Molinari ha accettato di accompagnarci periodicamente a spasso per catturare emozioni lombarde.
Oltre agli eventi racconatati da tutti noi, in questa nuova rubrica la nostra amica "milanese", simpaticamente curiosa, ci proporrà itinerari alla scoperta di quelle proposte culturali della metropoli, e della Regione, capaci di accontentare anche i palati più esigenti... esigenti proprio come è Flavia!
A Milano per un week end E’ molto probabile che tanti penseranno subito a me come se fossi una visionaria montata, e mi sembra normale così perché questa città è considerata solo per il lavoro. Quando sono arrivata con mio marito a Milano 39 anni fa, mi sono sentita molto sfortunata e schiavizzata dalla necessità di lavorare per vivere e questa città mi sembrava rappresentasse solo questo. Ora mi ritengo molto fortunata perché ho imparato a scoprire e riconoscere come mie conquiste alcuni angolini inverosimili di questa città che offre a tutti tutto quello che cerchi.
Ora è un buon momento per venirci a passare un intero fine settimana a fare ciò che più piace, scorazzando simpaticamente da un teatro a un negozio, da un ristorante a una mostra, da un parco all’acquario.
Come ben si capisce la scelta è molto variegata e personale, anzi credo che sarebbe meglio mettere in conto non solo un fine settimana, ma qualcuno di più, tenendo presente quante sono le cose da vedere e da conoscere per il proprio piacere personale. Allora adesso racconto solo qualcosa facendo una scelta dettata esclusivamente dalla posizione, molto evidentemente seguendo ciò che mi piace.
Mi sembra giusto partire, per questa volta, proprio dal centro di Milano, da piazza Duomo, dove troneggia la sua imponente Cattedrale, che, devo dire la verità, a suo tempo non mi piaceva molto e che ora apprezzo in quanto è la vera e pura espressione del lunghissimo periodo nel quale è avvenuta la sua costruzione. Sicuramente è un pochino “bauscia” e, quindi, il giusto simbolo di Milano.
A Palazzo Reale, ancora un cantiere per i restauri che richiede, sono aperte mostre molto importanti e davvero interessanti come “Georges Seurat – Paul Signac e i neoimpressionisti”, della quale ha già scritto Gian Luigi Zucchini il 10 ottobre. Va sicuramente vista con calma perché è talmente emozionante da suscitare una profonda allegria interiore. Le molteplici e piccole pennellate dai colori più vivi sono accostate dai vari artisti nella maniera più disparata per creare un intenso movimento orizzontale, verticale o traverso. Quando le pennellate si trasformano in punti, anche questi sono personali perché possono essere abbastanza tondeggianti e diventare addirittura ovaloidi, secondo il pittore che li usa.

Oltre che essere entusiasmante per le opere, questa esposizione è la prima a essere messa in piedi con fini eco-sostenibili cioè nell’allestirla si è tenuto conto della protezione dell’ambiente, grazie alla consulenza tecnica di ClimatePartner. E’ la prima volta che si accostano messaggi (in italiano e in inglese) esposti tra una sala e un’altra dove si incita il visitatore a tenere dei comportamenti corretti per salvaguardare l’ambiente. L’emozione che si prova davanti alle opere predispone sicuramente a recepire questi messaggi in maniera positiva. E credo che sapere, ad esempio, che il riciclaggio di 150 lattine di alluminio, quelle usate per le bibite, permette di fare una bicicletta o che da 20 bottiglie di plastica raccolte si ottiene un indumento in pile spinge chiunque a ragionarci sopra.
Arthemisia, che ha prodotto questa mostra assieme a Palazzo Reale, si impegna a continuare su questa encomiabile strada con il preciso intento di informare e educare almeno le persone sensibili alle bellezze artistiche.
Sempre a Palazzo Reale si può fare un salto indietro nel tempo guardando “Da Canaletto a Tiepolo. Pittura veneziana del settecento, mobili e porcellane dalla collezione Terruzzi”: rimane aperta sino all’11 gennaio 2009 e la curatrice di questa mostra è Annalisa Scarpa, che ha curato anche il catalogo edito da Skira.
I Terruzzi non sono nuovi nel mettere a disposizione degli altri i tesori che hanno raccolto, tanto è vero che nella primavera del 2007 ne hanno già esposto una piccola parte a Roma, nel Vittoriano, e ora, a Milano, fanno vedere la parte più preziosa e particolare della loro raccolta. Credo sia interessante sapere che questa collezione, cominciata una cinquantina di anni fa, è stata sempre sostenuta dall’amore per l’arte e il bello, tanto è vero che spazia dalle tavole a fondo oro, ai fronti di cassettoni rinascimentali, dai tormentati paesaggi del Magnasco a Giovanni Paolo Panini per arrivare alle moderne espressioni artistiche di De Chirico, Guttuso e Severini.
Per quanto riguarda la pittura settecentesca si ha l’opportunità di vedere e confrontare tra di loro praticamente tutti gli artisti lagunari con il loro caratteristico modo di rappresentare le vedute veneziane, creando delle mega cartoline che servivano ai turisti come ricordo tangibile di una vacanza bella e da fare conoscere.
Per dare un’idea più precisa ricordo che in mostra ci sono addirittura due intere sale dedicate a Tiepolo e ben cinque splendide tele create da Canaletto. E a questo importante nucleo pittorico si aggiungono alcuni mobili, davvero importanti come tutto quello che possiedono, arazzi, argenti e porcellane. In totale sono 5000 pezzi, il più importante nucleo in mano a privati.
Se poi si guardano le porcellane, in mostra ce ne sono un centinaio e riempiono un’intera sala, esse sono state prodotte sia in Europa (Meissen, Napoli e Sevres) sia in oriente: anche qui il confronto è molto costruttivo e istruttivo perché si tratta di pezzi che rappresentano in maniera completa stili, paesi e epoche diverse.

Per aggiungere un qualcosa di particolare si può arrivare a Palazzo Marino (vedi articolo di Ellegi del 17 scorso), così, passando, si riesce a dare un’occhiata ai bei portali del Duomo e, sino al 14 dicembre, in piazza c’è un maxi schermo dove viene proiettata la storia de “La conversione di Saulo”, famosa e rara opera su tavola di Michelangelo Merisi, detto Caravaggio (Milano 1571 – Porto Ercole, Grosseto 1610) appartenente alla famiglia Odescalchi, che l’ha gentilmente imprestata. Per arrivare a piazza della Scala si può approfittare dell’attraversamento della Galleria Vittorio Emanuele per infilare la testa nella storica Libreria Bocca (spesso ci sono mostre) e guardare i vari negozi che vendono le cose più diverse, belle o bruttine che siano, ma sicuramente specchio dei tempi, dei colori e delle fogge “di tendenza”.
Entrare a Palazzo Marino vuol dire ammirare un importante esempio di palazzo tardo-rinascimentale passato indenne attraverso i rifacimenti che di solito sono stati eseguiti nei secoli successivi per rendere più aderenti alle mode i palazzi e le chiese. Lì, nel centro della sontuosa sala Alessi, è esposto questo raro dipinto del Caravaggio, tornato, per poco tempo, nella terra di origine. Si tratta di una possibilità unica (ripeto è di proprietà privata) e gratuita voluta dall’Eni.
Questo quadro ha, come sicuramente avete già letto, una storia tortuosa: non arriva mai a Roma, va in Spagna e da lì, dopo un secolo, torna in Italia perché viene acquistato dalla famiglia Balbi di Genova e solo negli anni cinquanta viene sistemato a Roma in casa Odescalchi, a seguito di divisioni ereditarie. Anche questo va visto per riempirsi gli occhi con le belle luci che Caravaggio sa infondere nelle sue opere.
Da Palazzo Marino, dopo avere dato un’occhiata alla Scala, si può raggiungere a piedi la Casa Museo Poldi Pezzoli per ammirare più di 400 “Netsuke: sculture in palmo di mano”, una mostra aperta sino al 15 marzo 2009. Sono pezzi deliziosi per raffinatezza e, nel loro miniaturismo, pieni di particolari piacevoli da scoprire, magari facendosi aiutare e aiutando chi sta facendo la visita con noi. Sono sculturine che parlano della storia, dei racconti e delle leggende riguardanti la cultura giapponese, ma anche della vita e della natura.
Io ho sempre conosciuto questi oggetti come “bottoni” che servivano da contrappeso ai comodi (indispensabili e belli) sacchetti - contenitori che i giapponesi dovevano usare, visto che i Kimono non hanno tasche, per portarsi dietro monete, sigilli, spezie, tabacco, medicine appendendoli con un legaccio alla fascia che circonda la vita. La maggioranza di questi netsuke sono arrivati al Museo Poldi Pezzoli nel 2005 come legato testamentario del loro collezionista, Giacomo Ubaldo Lanfranchi (1889 – 1971). Una settantina dei pezzi esposti sono, invece, stati imprestati da altri musei e da collezionisti vari.
Queste sculturine sono spesso realizzate in avorio, in osso o in legno e sono quasi tutte pezzi unici; se si pensa che il loro uso risale al XVII secolo, durante l’epoca Edo (1615 – 1868) e che sono scomparsi nell’ottocento con l’arrivo degli europei e l’abbandono, da parte dei giapponesi, dei vestiti tradizionali, si capisce come siano diventati oggetti da collezionare.
Come ho già detto, i soggetti ispiratori sono molti, ma riconducibili solamente a due temi: la figura umana e la natura. In tutti e due i casi ci sono delle eccellenze la cui scoperta può rendere felici: per quello che mi riguarda, ho trovato interessanti tre Kaki perché sono molto ben fatti, tondotti, sanamente rigonfi, quasi da mangiare.
Per quanto riguarda la figura, ho notato con piacere le rotondità di “Busho e la tigre” dove lui, con lo sguardo determinato e il viso affaticato dalla lotta che sicuramente ha preceduto questo momento, imbraccia un forcone con determinatezza e l’aggressività della tigre è nettamente sottomessa.
A questo punto, trovandoci a due passi da via Montenapoleone (o amichevolmente Montenapo), fa anche piacere immergersi nella moda attuale, negli accessori di tendenza per donne, uomini, bambini e casa: è anche piacevole passeggiare spensieratamente, magari ricordandosi che quel tipo di scarpe lì lo abbiamo portato anni fa e … così via. Svetrinare è sempre divertente e, spesso, tira fuori dalla memoria episodi simpatici relegati lì ma ancora vivi.
Passo dopo passo si può tornare in piazza Duomo per raggiungere tranquillamente quel bell’angolino che è Piazza Mercanti dove, a chi è interessato alla storia della Repubblica e di Luigi Einaudi (Cantù 1889 – Roma 1961), nostro presidente dal 1948 al ’55, dentro l’insolito Palazzo della Ragione, si può vedere, sino al 29 gennaio 2009, “L’eredità di Luigi Einaudi. La nascita dell’Italia Repubblicana e costruzione dell’Europa”.
Questo uomo di stato, grazie al suo liberalismo e agli ideali di libertà, di rigore morale e di laboriosità che hanno sempre ispirato le sue azioni, è riuscito a risollevare e ricostruire l’Italia dal punto di vista economico e civile dopo la fine della seconda guerra mondiale.

E’ stato un risoluto sostenitore del liberalismo economico, pur prevedendo l’intervento dello Stato per alcuni casi particolari e ha tentato di convincere tutti a lottare per costruire un federalismo europeo.
In esposizione ci sono fotografie, libri, ritagli di giornali (scritti anche da lui), manifesti ed è stato anche ricostruito il suo studio per fare capire il suo carattere e che tipo d’uomo sia stato e tutto quanto è esposto serve per potere rivivere con consapevolezza le varie atmosfere che si sono alternate in Italia. Ho trovato molto divertente e particolarmente interessante il manifesto che doveva convincere a andare a votare, sapendo benissimo a quei tempi c’erano parecchi analfabeti.
A questo punto direi che abbiamo già visto parecchio, anche se non ho girato tutto Palazzo Reale e non sono entrata in tanti posti e musei che si trovano nel centro di Milano, ma non si possono accumulare tante nuove sensazioni, altrimenti il cervello (il mio è così!) si rifiuta di incamerare più di quel tot. Non ho fatto notare i bei palazzi o i cortili nascosti che si possono intravvedere da un portone aperto, ma ognuno deve scoprire davvero azzeccata.
Mi rendo conto che ho girato per il centro con molta tranquillità e non ho mai parlato di fare un boccone o bere qualcosa, ma è evidente che non sono così stacanovista, anzi! Anche in questo campo le scelte sono molteplici e per potere selezionare ciò che più ci piace, io consiglio di comprare due guide, edite da ACTL, diverse dalle solite, ma utilissime: “Milano Multietnica” e “Happy Hour e Notte a Milano”.
Lo devo riconoscere, io ho un po’ la mania di andare, se sono in Italia, alla ricerca di ristoranti insoliti e con “Milano Multietnica” sottobraccio si possono scegliere dei ristoranti che altrimenti … non si scoprirebbero. Tutti quelli elencati nella guida (con i prezzi chiarissimi) sono caratterizzati dall’offrire prodotti e iniziative che ci permettono di conoscere e approfondire le diverse culture (anche quelle enogastronomiche) delle etnie presenti in città.
La sera, poi, è molto bello concedersi un “ampio” aperitivo, magari accompagnato da musica live o da un massaggio, e allora diventa d'obbligo per la scelta del posto la guida, appena uscita, “Happy Hour e notte a Milano” dove i locali sono stati suddivisi per zone e secondo i prezzi. A questo punto, se si ha ancora voglia di fare qualcosa dopocena, si può scegliere uno spettacolo in uno dei numerosi teatri cittadini oppure si può fare un tuffo nella movida a caccia di vip (consigliati Corso Como e zone limitrofe).
Bene, ho scritto sin troppo, ma spero faccia piacere pensare che posso continuare a parlare di quello che offre non solo questa città.
Flavia Molinari