A Grosseto in mostra il Manierismo Toscano

di Eleonora Giorni // pubblicato il 09 Giugno, 2008

Nella città di Grosseto, all'interno delle sale del Museo Archeologico e d'arte della Maremma Grosseto, ha trovato corpo un progetto molto ambizioso che rende un particolare onore alla mia terra Maremma.
A partire dallo scorso 31 Maggio fino al 30 Settembre, è possibile, infatti, visitare all'interno del Museo Archeologico una ricca esposizione di capolavori provenienti da diverse collezioni private, per la maggior parte inedite, volte a rendere omaggio alla "bella maniera" toscana.

Come al solito, essendo mia abitudine introdurre il lettore nel quadro storico del periodo di cui si va a parlare, ritenendo importante, anche se in modo molto sommario, che si collochi la mente nell'epoca oggetto del nostro racconto, vi accenno che il manierismo è una corrente artistica italiana, soprattutto pittorica, del XVI secolo che si ispira alla maniera, cioè lo stile, dei grandi artisti che operarono a Roma negli anni precedenti, in particolare Raffaello Sanzio e soprattutto Michelangelo Buonarroti.
L'età della maniera inizia fra il 1520, anno della morte del Sanzio, e il 1527, anno del Sacco di Roma, che vede la diaspora degli allievi di Raffaello diffondere il nuovo stile in tutta la penisola.
Fra i manieristi, eccellono un gruppo di artisti che elaborano con più personalità e profondità i motivi classici, in particolare il Bronzino, il Vasari a Firenze. Si possono ricordare anche Daniele da Volterra, Francesco Salviati (Cecchino), il suo allievo Giuseppe Porta, Nicolò dell'Abate, Lattanzio Pagani, Antonio da Carpena (Carpenino) ed i fratelli Federico e Taddeo Zuccari nell'arte profana.
Il termine maniera è onnipresente e con molti significati nel Cinquecento, a partire proprio da Giorgio Vasari che lo utilizzò estesamente per indicare lo stile, la prassi, l'abilità artistica di un autore: e di fatto il Vasari stesso è uno dei primi commentatori delle opere sue contemporanee, e ne analizza il motivo stilistico, la struttura, la composizione e la tecnica.
La preparazione richiesta ad un pittore nel Cinquecento non si fermava all'abilità artistica, ma comprendeva anche la cultura, una formazione universale, anche religiosa, nonché le norme di comportamento etico e sociale che gli consentissero di rapportarsi alle istituzioni e ai committenti. Anche questo si traduceva nella "maniera" di dipingere; e per il Vasari, l'espressione più alta della "buona maniera" di dipingere era in Raffaello e Michelangelo.

Le opere in mostra, oggi, al Museo di Grosseto, sono state organizzate in cinque sezioni di cui una prima illustra il diligente studio, da parte degli artisti toscani del pieno '500, dei modelli lasciati dai grandi dell'arte fiorentina, in modo particolare da Michelangelo ed Andrea del Sarto.

La seconda sezione è dedicata, poi, agli anni del ducato fiorentino di Cosimo, sotto il quale prende corpo l'odierno aspetto monumentale della città. Una terza sezione riguarda, invece, la pittura senese. Particolarmente ricca ed interessante è la sezione dedicata all'impresa decorativa dello "Studiolo" di Palazzo Vecchio, voluto dal granduca Francesco I. L'ultima sezione della mostra, intitolata "Verso il superamento della Maniera" include dipinti appartenenti agli ultimi due, tre decenni del Cinquecento.

Consiglio di visitare la mostra anche a chi di arte non si occupa o non legge, perché da questi dipinti traspare umanità e quotidiana vita. Prendiamo, ad esempio, la "Madonna col bambino e San Giovannino" , un dipinto del Vasari, vi assicuro che non può non colpire l'eleganza e l'estrema maternità che si incarna nella figura più solenne e pura che è quella della Madre di Gesù. La Madonna in ginocchio volge il suo sguardo verso il proprio bambino, che come ogni piccolo pargo le stringe le braccia al collo. Al fianco della Madonna c'è San Giovannino. I colori sono, però, i protagonisti di questi dipinti: forti, netti, estremamente intensi e caldi: rosso, giallo, oro.

Un altro quadro che mi ha colpito molto è "La parabola dei Vignaioli" (di Francesco Umbertini detto Bachiacca). Il dipinto mostra la parabola degli operai mandati nelle vigna dal padrone con la promessa di dare a ciascuno un compenso per il lavoro svolto. Nel quadro, in primo, piano sono raffigurati, i primi che a fine giornata si sono presentati per ricevere il compenso e, delusi di quanto ricevuto, mostrano un volto dispiciuto.

Nella parabola si narra che il padrone avrebbe dato a tutti uguale compenso, non trattando in modo diverso gli ultimi dai primi. Così, il Signore accoglie i suoi figli tutti nello stesso modo, senza distinzioni, tanto i meritevoli quanto i peccatori.


Didascalie immagini

Giorgio Vasari (Arezzo 1511 – Firenze 1574)
Madonna col Bambino e San Giovannino,
coll Gianfranco Luzzetti, Firenze, olio su tavola, m. 68,6 x 47,6

Francesco Ubertini detto il Bachiacca - (Borgo San Lorenzo 1494-Firenze 1557)
Parabola dei vignaioli,
coll. privata, olio su tavola, cm. 130x132

 

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