65° Festival d’Avignone: Indomabili ribellioni con fanciullesco gaudio
di // pubblicato il 25 Giugno, 2011
Il prossimo 6 luglio si aprirà la 65°edizione del Festival d’Avignone. Sino al 26 luglio la città dei Papi, ‘Mecca’ per addetti ai lavori e non, accoglierà spettatori provenienti da tutta Europa e non solo.
Quest’anno alla direzione di Hortense Archambault e Vincent Baudriller - propensa ad aprire nuovi spazi per le future edizioni e ad inaugurare un piano di residenze artistiche - è associato il coreografo Boris Charmatz (1973).

Nominato nel 2009 direttore del CCN de Rennes et de Bretagne, Boris Charmatz trasforma il centro coreografico in Musée de la Danse, incanalando così gli interessi della critica e dell’entourage artistico europeo. Una nuova idea del concetto di ‘esposizione’ traspare dal Manifesto redatto dal coreografo, in quanto“la danse n’est pas seulement dans la danse” e “Le musée n’est pas contenant, mais contenu”.
La scelta di Boris Charmantz - già frequentatore della Cour d’Honneur in passato con i suoi lavori ispirati alle figure di Tatsumi Hijikata e Merce Cunningham - come artista associato conferma da parte della direzione l’interesse verso le potenzialità dell’arte del ‘movimento’, in quanto mezzo in grado di esprimere l’indicibile.
Levée des conflits e enfant saranno i due spettacoli di Charmantz presentati al Festival che ci fanno intuire le scie seguite per quest’edizione: ‘rapporti di potere’, ‘bambini’ e l’istinto indomito di ribellione.Levée des conflits sarà presentato allo Stade de Bagatelle, mentre enfant, ideato per 9 danzatori e 27 bambini, come “une danse mentale sous forme de jeux”, verrà messo in scena alla Cour d’Honneur.
Seguendo la scia delle ‘relazioni di potere’ ad Avignone non si può restare indifferenti al nuovo vento che spira dal Sud del Mediterraneo.

Per la compagnia tunisina Familia Productions, fondata da Jalila Baccar e Fadhel Jaïbi, l’egida avignonese servì da barriera di protezione durante le repressioni del regime dittatoriale di Ben Alì. Quest’anno ritornano con il melange linguistico di Yahia Yaïch – Amnesia, spettacolo fortemente collegato alla realtà dalla quale provengono. Jalila Baccar e Fadhel Jaïbi, inoltre, animeranno un incontro del ciclo Théâtre des idées, nato come luogo di riflessione e confronto all’interno della cornice, dal titolo Révolution et Démocratie: la nouvelle Méditerranée.
Già artista associato per l’edizione 2009, Wajdi Mouawad drammaturgo e regista di origine libanese, alla testa di due compagnie, rispettivamente Abé Carré Cé Carré in Québec e Au Carré de l’Hypothénuse in Francia, proporrà delle ‘intersezioni mediterranee’. Il metteur en esprit, come lui stesso ama definirsi, con Des Femmes inaugurerà ad Avignone il suo progetto di messa in scena di tutte e sette tragedie dell’autore prediletto Sofocle. Incentrandosi sulle figure femminili, Mouawad aprirà le sue ‘trilogie tematiche’ con Le Trachinie, Antigone e Elettra.
I giochi di potere e conflitti non si ritrovano solamente in società arcaiche ma anche nei rapporti tra differenti sociali dell’Europa dell’Ottocento. Frédéric Fisbach, con l’interpretazione di Juliette Binoche, metterà in scena la Signorina Julie di August Strindberg. E la stessa opera segnerà il debutto avignonese della britannica Katie Mitchell. Coadiuvata dal video artista Leo Warner, la Mitchell dirigerà la Schaubühne di Berlino nella riattivazione dal titolo Kristin, Nach Fräulien Julie.

Le nuove presenze avignonesi vedranno Vincent Macaigne impegnato nella riscrittura dell’Amleto shakespeariano dal titolo Au moins J’aurai Laissé un beau cadavre e la Cie du Zerep di Sophie Perez e Xavier Boussiron, metteuse en scène lei e musicista lui, in Oncle Gourdin
Dall’America approderà per la prima volta l’eccentrico Nature Theater of Oklahoma. Fondata nel 2003 da Kelly Cooper e Pavol Liška - i quali adoperano l’alea alla Cunningham/Cage come una chiave drammaturgica di rinnovamento dalla routine dell’ordinario teatrale, la compagnia presenterà Life and Time, curioso spettacolo nato dalla rielaborazione drammaturgica da una telefonata con Kristin Worrall, musicista e attrice dell’ensemble.
Recentemente impegnato al Guggenheim Museum di New York per una mostra, l’eclettico Tino Sehgal, danzatore e coreografo in grado di lavorare con agio anche nell’ambito delle arti visive, con This Situation consacrerà la sua prima apparizione al Festival.
Il Belgio e l’ambiente fiammingo saranno ben rappresentati per quest’edizione.
Sulle ipnotiche musiche di Steve Reich, Anne Teresa De Keersmaeker in prima linea con Tale Dolven si esibirà in Fase. L’unione delle compagnie Rosas e Graindelavoix, rispettivamente capitanate dalla De Keersmaeker e da Björn Schmelzer, darà vita a Cesena.
Con Bloed & Rozen. Het Lied van Jeanne en Gilles, testo appositamente commissionato al drammaturgo Tom Lanoye e incentrato sulle figure di Giovanna d’Arco e Gilles de Rais, Guy Cassiers del Toneelhuis di Anversa indagherà, come è solito fare, i rapporti sociali e i poteri conflittuali del passato storico europeo.
Anche Meg Stuart con i suoi Damaged Goods dalle Fiandre si uniranno alle ‘danze avignonesi’ con Violet, creato e interpretato da 5 danzatori e un musicista e volutamente suscettibile di ambivalenze semantiche.

La necessità di denunciare conflitti d’interesse e prevaricazioni traspare dalle intenzioni di molti degli artisti invitati.
Su musiche di Jean-Baptiste Julien, il danzatore e coreografo Rachid Ouramdane nel solo Exposition universelle, ispirato all’ “estetica ufficiale”, indagherà i rapporti che intercorrono tra arti visive e politica.
Dopo Laurent Sauvage n’est pas une Walkyrie, prima tappa del suo progetto sulla figura di Cosima Wagner, Christophe Fiat tornerà alla carica con L’indestructible Madame Richard Wagner.
Con “Maldito sea el hombre que confía en el hombre”: un projet d’alphabétisation Angélica Liddell svelerà i malsani meccanismi che regolano il mondo, caratterizzati dall’ “assenza di pietà”.
Grandi ritorni segneranno questo 65° anno, come quello di Romeo Castellucci e della Socìetas Raffaello Sanzio con Sul concetto di volto nel figlio di dio, ispirato al celebre Salvator Mundi di Antonello da Messina. All’interno della cornice avignonese, inoltre, verrà proiettato il film sulla messa del wagneriano Parsifal con le coreografie di Cindy Van Acker, curata da Castellucci e debuttata al Théâtre Royal de la Monnaie di Bruxelles lo scorso gennaio.
Torna anche William Forsythe con un’istallazione dal titolo Unwort, come il polivalente Patrice Chéreau alle prese con Jon Fosse per I am the Wind, creato assieme a Thierry Thieû Niang impiegando un ensemble di attori inglesi.
Dall’area francese, Élise Vigier e Marcial Di Fonzo Bo con il Theatre des Lucioles lavoreranno sui testi di Rafael Spregelburd, L'Ostinazione e La Paranoia.
Le suicidé di Nicolaj Erdmann e Bouvard et Pécuchet dal testo di Gustave Flaubert saranno il banco di prova di Patrick Pineau.
Arthur Nauzyciel con Jan Karski(Mon nom est une fiction) ci regalerà una riattivazione del romanzo omonimo di Yannick Haenel. Pascal Rambert, attuale direttore del Théâtre de Gennevilliers, tratterà il tema della separazione in Clôture de l’Amour.
Cecilia Bengolea, François Chaignaud, Trajal Harrell, Marlene Monteiro Freitas si riuniranno per dar vita a (M)imosa. Twenty looks or Paris is burning at The Judson Church (M).

L’atteso Simon Forti vs Benoît Lachambre animerà il ciclo Batailles de La vingt-cinquième heure.
La mostra del fotografo Stéphane Couturier su Avignone e quella di Jean-Luc Moulène, ideatore del Manifesto della presente edizione, regaleranno la visione di scatti insoliti.
E infine come non segnalare Xavier Le Roy con la sua precisione scientifica per Low pieces, Olivia Grandville, François Berreur, Jérôme Bel, Anne-Karine Lescop, François Verret, Cyrill Teste e il Collectif MxM, Jean Michel Bruyère e i LFKs.
Immaginando cos’altro potrà riservarci l’attore britannico Simon McBurney, artista associato per la prossima edizione, non ci resta che chiudere in accordo con le parole di Boris Charmantz:
“le Festival n’est-il pas une grande chorégraphie collective?”.