4/4 di piacevole vulnerabilità

di Cecilia Limpido // pubblicato il 23 Maggio, 2011

"L’anello più debole della catena è anche il più forte perché può romperla” è il titolo dell’ultima sezione del progetto Terre Vulnerabili, che anima gli spazi dell’Hangar Bicocca di Milano ormai dal 21 ottobre 2010. La forza della vulnerabilità è il fil rouge che lega le opere di questa fase: “all’interno del ciclo rappresentato da una catena – dice il direttore artistico Chiara Bertola – esiste sempre un anello debole (non allineato) che alla fine può rivelarsi come il più forte perché rompe uno schema di comportamenti prevedibile diventando così il più creativo”.

Quattro gli artisti che si aggiungono alla fitta schiera dei performers, tutti di fama internazionale. Lo slovacco Ondák, classe 1966, presenta Resistence, un video dove a un piccolo gruppo di locali, precedentemente contattati, è stato chiesto di presentarsi a un evento con le scarpe slacciate: da una parte si tratta di un lavoro sul rituale dell’opening, che lascia gli spettatori incerti circa l’identità dell’autore, dall’altra si crea una condizione straniante in chi guarda il video, abbandonato davanti a ogni possibile interpretazione. 

Il gigantesco e coloratissimo cono rovesciato di sacchetti di plastica biodegradabili costituisce la spettacolare installazione proposta dal camerunense Tayou. Per la prima volta in Italia, è la versione rivisitata dell’opera Plastic Bags, esposta alla Queensland Art Gallery di Brisbane in Australia.

Il sacchetto di plastica, mostrato nella sua disarmante semplicità, rievoca la condizione dell’uomo contemporaneo, incatenato in un sistema di azioni quotidiane e ripetitive, di luoghi angusti e asfissianti ma alla ricerca di momenti di condivisione e di fuga, di nuovi e inaspettati orizzonti. 

Soul soil è il titolo della maestosa installazione della’artista giamaicano Nari Ward: si tratta di una grande palla di rifiuti composta da scarpe usate, manici di scopa e di badili, parti in ceramica di sanitari e alcuni stracci recuperati dall’opera di Christian Boltanski dello scorso anno. Il performer conferisce lo status di opere d’arte a oggetti apparentemente insignificanti e privi sia di una funzione sia di una carica visiva, riassemblandoli in un insieme attraente che suggerisce allo spettatore un riconoscimento della dignità di coloro che vivono nella miseria.

Tadiello, classe 1983, propone infine un’opera di instabile e precario equilibrio: un’installazione su una colonna aggettante e spigolosa che non teme di esporre la sua pericolosità. “Un grumo di forze. Di aggettanza, di torsione, di urto, di trazione, di spinta. Di isolamento, di deformazione, di dissipazione, di accoppiamento, di riunione, di separazione. E’ solo metallo, ferro. Tagliato, smussato, graffiato, bucato, piegato, imbullonato. Si affaccia. Pesa, pende, gravita”.

E intanto diversi artisti delle fasi precedenti innestano nuove proposte nell’ultimo quarto dell’esposizione: Christane Löhr colloca nel Labirinto di Yona Friedman un’opera fatta di semi di cardi; Elisabetta di Maggio costruisce muri di carta su cui disegna le stesse immagini incise nel gesso dal primo lavoro della Löhr, ovvero mappe di città e scheletri marini; mentre la statua di cera del duo Invernomuto è ormai quasi completamente sciolta. In un percorso che è ed è stato, sin dall’inizio, qualcosa di assolutamente organico, germinativo e bisognoso di continuo nutrimento.

 

Dettagli

DIDASCALIE IMMAGINI

  • Roman Ondák,
    Resistance
    performance/video, video:
    colore, stereo sound,
    8’20’’,
    2006
  • Pascale Marthine Tayou,
    Plastic Bags
    sacchetti di plastica, rete,
    dimensioni variabili,
    2001-2011
  • Pascale Marthine Tayou,
    Plastic Bags
    sacchetti di plastica, rete,
    dimensioni variabili,
    2001-2011
  • Nari Ward
    Soul Soil
    materiali vari,
    dimensioni variabili,
    2011
  • Alberto Tadiello,
    Senza titolo (Adunchi)
    profilati di ferro, lamiera, dadi e bulloni, 450 x 80 x 160 cm,
    2011
  • Elisabetta di Maggio,
    Senza titolo
    carta velina tagliata a mano con bisturi, 2008


IN COPERTINA
un particolare di
Nari Ward
Soul Soil
 

Catalogo edito da Skira

Mappa

Dove e quando

Terre Vulnerabili 4/4 L'anello più debole della catena è anche il più forte perché può romperla

  • Fino al: - 17 Luglio, 2011
  • Indirizzo: Hangar Bicocca, via Chiese 2, Milano
  • Sito web

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