40 anni dall’alluvione

di Cinzia Colzi - pubblicato il 17 Febbraio, 2007 in Libri e pubblicazioni

E? la mattina del 4 novembre in Palazzo Vecchio, in un Salone dei Cinquecento stracolmo, mi volto e guardo indietro. Alla presenza delle autorità si è da poco aperto ufficialmente il raduno degli ‘angeli del fango’ e si percepisce su quei volti non più giovanissimi, esattamente come quarant?anni fa, il desiderio di sentirsi un insieme fiorentino in un unico forte messaggio, in questa città universale che appartiene all?umanità. Un brivido di autentica emozione mi scuote e la concentrazione torna alle testimonianze al microfono e, pensando a coloro che persero la vita, mi piacciono le parole del governatore, Claudio Martini: “Non abbiamo bisogno di polemiche, ma di concretezza. Tutti i finanziamenti necessari dovranno arrivare nei prossimi 6-7 anni. Il nostro obiettivo realistico è realizzare i 20 interventi principali entro il 2016” per avere la certezza che, nell?anniversario del cinquantesimo, l?Arno, finalmente, non farà più paura.?
Nel 1966 ero una bambina di salute cagionevole tanto che mio padre, avvertito in anticipo dell?esondazione, mi portò via e sarei tornata a Firenze solo un mese dopo, alla riapertura della scuola elementare. Quel venerdì io non c?ero e i ricordi sono solo televisivi e, conseguentemente, quasi nulli. Percepisco il bisogno di muovermi fra le cento iniziative promosse per questo anniversario (potete consultare l?opuscolo stampato dal Comune di Firenze e visionare i siti di Regione, Provincia e Comune, oltre a?www angelidelfango.it) e segnalo la pubblicazione, della Samper Editrice, “Firenze” 4 novembre 1966 - 4 novembre 2006, inedito di 48 minuti dove, senza retorica, in DVD con libro, troverete la cronologia (il 4, il giorno dopo, il mese dopo) delle immagini della tragedia, lo scorrere e l?evolversi dell?acqua che cresce, il fango che si impadronisce della città, i segni della tragedia, il lavoro incessante dei fiorentini e dei soccorritori e il ritorno alla normalità, seppure ?apparente?.
Ingresso gratuito alla Sala d’Arme di Palazzo Vecchio per i settanta fotogrammi in bianco e nero, di varie dimensioni, fissati da David Lees: l?esposizione dal titolo “Triumph from Tragedy - I giorni dell’alluvione” è promossa dal Comune e curata da Life Magazine e Splendor of Florence in collaborazione con la Fondazione Palazzo Strozzi e l’associazione Toscana- Usa e documenta il dramma, attraverso il grande fotografo di Life. Parlando della mostra agli ‘angeli del fango’, il sindaco, Leonardo Domenici, ha detto: “Vedrete quella che per me è l’immagine più bella: è la grande foto del David di Michelangelo all’Accademia circondata dal fango. E come me penserete: quella è l’immortalità dell’arte e l’immortalità di Firenze. Perché il David guarda il fango dall’alto ed è come se lo avesse sconfitto. E se lo abbiamo sconfitto, è perché Firenze è questa, perché ci siete stati voi, perché qui è venuta tanta gente”.

Ma di tante esperienze, la più significativa, quella che ha permesso di inserire i tasselli mancanti al puzzle? della tragedia vissuta a posteriori, è stata l?incontro con il Maestro Gregorio Nardi, l?ospitalità cordiale nel suo studio, ereditato dal? nonno materno, Piero Bargellini. Sì, proprio lo studio del Nostro Sindaco dell?alluvione, famoso nel mondo? per come riuscì a gestire i soccorsi, la ricostruzione della città e, aggiungo io, che se ne andò troppo presto perché, dopo di lui, per i piccoli bottegai e gli artigiani non ci fu possibilità di ripresa, tanto da sparire gradualmente e smarrire il patrimonio, e il valore storico, della loro presenza.?
La visita doveva essere professionale, una giornalista in visita a una mostra, ma per un?Azzurra di Santa Croce (gli altri colori legati ai quartieri del Calcio Storico Fiorentino sono: il verde di San Giovanni, il Rosso di Santa Maria Novella e il Bianco di Santo Spirito) non poteva andare così perché, fin da subito con il Maestro Nardi, più tardi con l?arrivo della signora Bernardina Bargellini, ho scoperto aspetti sconosciuti di qualcosa che appartiene intimamente alla storia di ogni fiorentino.?
Entrare in quel palazzo di via delle Pinzochere, zona fra le più colpite dal diluvio, sempre aperto a tutti i fiorentini, ma anche alle autorità e ai giornalisti che, obbligati dal sindaco ad andarci, non potevano evitare di constatare come, se la casa del Sindaco era ridotta in quel modo, figuriamoci in quale stato doveva vivere la povera gente.?
Lo studio privato di Bargellini, luogo d?incontro per le maggiori personalità della cultura italiana, in quei giorni anche fulcro del centro soccorsi, è rimasto pressoché identico, grazie a Bernardina e a suo figlio Gregorio, che vi conservano l?archivio con una vasta raccolta di documenti dell?alluvione: manoscritti, diari, agende del Sindaco, ma anche di sua moglie Lelia; ritratti e fotografie; carte dall?ufficio di Palazzo Vecchio, lettere degli alluvionati; quaderni con offerte e soccorsi; onorificenze e oggetti, una ricca collezione di periodici.
Poi la biblioteca che il Maestro Nardi ha organizzato in modo da meritare una visita a parte. ?
Il percorso della mostra nasce dalle suggestioni di questo materiale, in gran parte inedito. Cosa pregevole, e inusuale, è la disponibilità della signora Bargellini e di suo figlio ad accompagnare i visitatori in un viaggio attraverso le testimonianze reali. Prima della visita vi consiglio di leggere ?L?alluvione di Piero Bargellini? (ricostruzione basta sui ricordi della figlia Bernardina e a cura di Annegret H?hler e Gregorio Nardi, edito da Polistampa) dove scoprirete gli inediti quaderni di Piero e Lelia con le liste di offerte di aiuto o perché i fiorentini presero a chiamare il loro Sindaco, non ?primo cittadino?, ma ?primo alluvionato?.
La tragedia attraverso i drammi personali di chi aveva subito la furia del fiume, ma anche quelli di chi non aveva da vivere perché, pur non travolti dalle acque dell?Arno, lo erano stati i datori di lavoro.
Risalto è dato alle settimane, ai mesi seguenti dove non sono importanti solo gli incontri con Saragat, Taviani, Merzagora, Ted Kennedy, Moro, ma anche il lavoro della Giunta, i problemi sociali, economici, organizzativi, la situazione degli alluvionati nei primi mesi dell?anno successivo. Ricco di spunti di riflessione il racconto dei viaggi di Piero Bargellini per ringraziare i paesi che avevano inviato generosi aiuti alla città.?
In epoca di emancipazione e pari opportunità, fra le centinaia di documenti, sono stata colpita da quelli di donne che, separate e conviventi, scrivevano al Sindaco per chiedere chi fosse il capo famiglia firmatario della domanda di aiuto dei soggetti alluvionati (il referendum sul divorzio vedrà la luce solo il 12 e 13 maggio di 8 anni dopo!).?

In mostra, semplici lettere indirizzate a Bargellini: ?? chiedo un aiuto a lei per potermi rifare la macchina da cucire avendola persa il 4 novembre in via San Niccolò n.44 il quale mi serviva per lavorare e dare un aiuto in famiglia che siamo 5 persone, 2 anziani e un bimbo di 7 anni essendo mio marito soltanto a lavorare e fa il manovale?? oppure: ?Come d?accordo preso sullo autobus n.14 sarei a ricordarle la mia situazione di alluvionato con 6 metri d?acqua?? del resto dove si poteva incontrare il Sindaco? certamente anche in autobus? esattamente come oggi? scorte, auto blu, abitazioni fuori comune??
Nel libro, merita una lettura storica il capitolo ?Non ci mancava che il Papa?!? dove troverete perfettamente dettagliato l?evento della vigilia di Natale e si legge: ?? So che il babbo avrebbe desiderato un incontro il più semplice possibile senza alcun fasto. Si era battuto affinché la visita non fosse ?ufficiale?. Voleva che il Papa, come un semplice prete, giungesse da Roma a Firenze per celebrare la messa di Natale per i fiorentini: nient?altro. Se fosse stato per lui avrebbe voluto vederlo arrivare in elicottero, come un angelo dal cielo, calato giù, posarsi brevemente per la messa, prima di tornare in alto e sparire da dove era arrivato. Il Papa, da parte sua, rispettava questo desiderio; anzi, lo condivideva.
Ch?io sapessi, avevano decisi di evitare il bagno di folla, per commovente che fosse,. Sennonché, ad un certo punto, Paolo VI scese le scale per avvicinarsi alla gente. Io, da dietro sentivo centinaia di voci alzarsi, in ondate crescenti. Tutta la piazza era in movimento. Si misero in moto, improvvisamente, anche le forze di sicurezza in borghese, con un sussulto di allarme. Ora tutti volevano appressarsi, vederlo meglio, toccarlo, parlargli. Mio padre racconta:? ??
La mostra, al primo piano di Palazzo Bargellini, resterà aperta fino al 9 gennaio ed è visitabile gratuitamente solo per appuntamento telefonico (+39 055 24 17 24).

Concludo con una riflessione della signora Bernardina: “Fotografie e testimonianze dell’alluvione ci riportano spesso la memoria dei soccorritori, degli aiuti stranieri, degli angeli del fango. Rievocare o: mio padre significa invece avvicinarsi ai fiorentini alluvionati, che persero la casa e il lavoro, strinsero i denti e non si diedero per vinti. In questo, la nostra manifestazione si differenzia da molte altre. Temo che, fuor di ogni retorica, Firenze in quei giorni abbia perso inesorabilmente le proprie radici. Vorrei che chi visita lo Studio di mio padre le possa riscoprire negli ambienti immutati, nel materiale esposto, nello spirito che pervade questo frammento della Firenze che fu”.

(pubblicato Terra di Toscana novembre 2006 e riportato sul blog in data odierna)

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