4 Novembre 1966- Firenze e l’alluvione
di // pubblicato il 26 Ottobre, 2011
Ad interrompere una stagione che sembrava architettonicamente fertile arrivò l’alluvione del 4 Novembre 1966, che riporterà in primo piano i problemi non affrontati dalle amministrazioni passate.
In poco meno di ventiquattro ore, caddero su Firenze oltre 190 millimetri d’acqua, una quantità incredibile che non era mai stata registrata nella storia della città e che portò distruzione, morte e disperazione nel capoluogo toscano.
L’acqua del fiume Arno, inondando il centro cittadino, danneggiò pesantemente l’antico tessuto urbano e le opere d’arte conservate furono le illustri vittime di questa tragedia; le acque inondarono anche tutte le zone che il piano regolatore del ’62 aveva indicato quale espansione residenziale, come San Bartolo a Cintola, Le Piagge, Mantignano, Ugnano.
Il quartiere di Santa Croce, fra i più offesi dall’alluvione, fu oggetto di studio per una analisi capillare, da considerarsi come base per futuri piani operativi di risanamento.

Con l’alluvione si evidenzia quindi l’entità “centro storico” rispetto alle altre zone di Firenze; zone già critiche e soggette a vincoli di conservazione che non erano stati quasi mai portati a compimento. Esigenze specifiche per questo luogo particolare che da questo momento in poi, e sempre di più, si caratterizzerà come un nucleo a se stante e separato dal resto della città. Proteggere l’antico centro con le sue caratteristiche peculiari divenne, all’indomani dei rilevamenti post-alluvione, l’obiettivo principale. Così, il centro cittadino venne quasi congelato nella sua evoluzione naturale che fino a quel momento lo aveva visto vivo e parte integrante della vita di tutti i cittadini, cominciando quella fase di scollamento con la realtà della città Firenze, che diverrà inarrestabile e che oggi viviamo pienamente.

Ma cosa si fece subito dopo per risanare?
Nel febbraio 1967 ventuno gruppi di lavoro, composti da 105 tecnici fra architetti, ingegneri e geometri vengono incaricati di svolgere vari studi, ma contemporaneamente l’amministrazione di Firenze chiama a consulto molti specialisti stranieri per cercare la terapia giusta all’alluvionata Firenze. Le analisi che dovevano servire per redigere un eventuale piano particolareggiato non vennero mai utilizzate. Inoltre, nel convegno organizzato con i professionisti stranieri dall’allora assessore all’urbanistica Luciano Bausi, che sarà poi sindaco di Firenze fino al 1974, nessuna soluzione concreta venne proposta né alcuno specialista ebbe la modestia, o il coraggio, di affermare che la sistemazione dell’Arno era l’esigenza prioritaria.
Giovanni Michelucci realizzerà degli studi per la sistemazione della zona di Santa Croce, dei quali ci rimangono dei disegni quasi avveniristici, coinvolgenti ma probabilmente eccessivi, che non troveranno seguito applicativo.

La città, però, con l’incredibile aiuto di migliaia di giovani, chiamati poi gli angeli del fango, che arrivarono da tutto il mondo, si risollevò con orgoglio e determinazione; nuovi cantieri per il restauro delle opere danneggiate furono aperti ovunque, grazie anche al potenziamento del Gabinetto di Restauro della Soprintendenza, che divenne in pochi anni uno dei più importanti in campo internazionale. A documentare i restauri conclusi od in procinto di completamento, nel 1968 venne allestita una mostra nella chiesa di Orsanmichele dalla Soprintendenza ai Monumenti di Firenze, Pistoia e Arezzo. Le parole che Giovanni Spadolini, scrisse dopo l’alluvione descrivono il sentimento che permise alla città di risollevarsi in poco tempo e l’ideologia che dovrebbe guidare gli uomini: “… Firenze è il simbolo della grande débacle dell’uomo atomo, dell’uomo proiettato in una corsa orgogliosa e illimitata verso il progresso, verso il benessere, verso la razionalizzazione perfetta della vita: quasi a scacciare il mistero che incombe in noi e su di noi. In nome di un avvenimento prodigo di incantesimi e di promesse… Se l’uomo tuttavia è impotente di fronte alle forze scatenate della natura, può – ed è dovere inderogabile- rendere meno disastrose le loro conseguenze. Anche perché solo in ore così tristi e luttuose si celebrano i valori più alti che soli danno un senso alla vita: i valori della solidarietà e della fratellanza. Suprema vittoria contro le forze del peccato e del male.”