26 aprile 1478: la morte in duomo del Principe romantico
di // pubblicato il 03 Dicembre, 2010
Si è conclusa poco fa la presentazione dell'OperaMusical "Il Principe della Gioventù" che debutterà il 7 dicembre al Teatro della Pergola (evento anticipato da Erica lo scorso 21 ottobre in occasione del concerto del maestro Riz Ortolani in Santa Croce).
Progetto innovativo di teatro contemporaneo internazionale liberamente tratto dal maestro Ortolani da un episodio noto a tutti i fiorentini e storicamente conosciuto come "La Congiura dei Pazzi". Al riguardo, il Maestro, spiega "Questo lavoro mi ha impegnato molto, soprattutto per la ricerca di uno stile con il quale costruire tutta l’opera. Nella partitura ho voluto inserire anche una forma stilistica dissonante poiché la dissonanza pilotata poteva darmi una forza drammatica più potente oltre che ad una sonorità più intensa ed interessante. Il primo brano strumentale, per esempio, almeno nell’intenzione, inizia come se il suono provenisse dalle viscere della terra, con una sonorità vibrante di un leggero terremoto; si innalza con alcune sonorità dissonanti, che continuano nel loro cammino musicale: a lmassimo del crescendo interviene una seconda sezione tonale che sfida la precedente dissonanza".
A beneficio di chi non consce l'albero genealogico ricordo che, nipote di Cosimo il Vecchio fondatore della Signoria medicea, Giuliano de’ Medici era il secondogenito di Piero il Gottoso e di Lucrezia Tornabuoni. Come il fratello Lorenzo - il futuro Magnifico - fu educato secondo la più raffinata cultura umanistica, senza dimenticare il mondo degli affari, politici e finanziari, seguendo la tradizione della famiglia, che doveva al commercio le fortune economiche.
Giuliano (Firenze, 28 ottobre 1453 – Firenze, 26 aprile 1478) aveva appena sedici anni e Lorenzo (Firenze, 1º gennaio 1449 – Firenze, 9 aprile 1492) venti, quando il padre, morendo nel 1469, li lasciò signori e padroni della capitale finanziaria e culturale d’Europa, centro della nascente rivoluzione umanista, il Rinascimento.
Giuliano, ucciso nella cattedrale di Santa Maria del Fiore - vittima di una delle tante faide che hanno insanguinato la storia di Firenze - fu protagonista anche di una tenera storia perché innamorato della giovanissima figlia di un umile mercante, Fioretta Gorini, che esattamente un mese dopo la tragedia, dette alla luce il suo figlio illegittimo Giulio. Molti anni più tardi, nel 1513, lo zio Giovanni, ormai Papa Leone X, ne dichiarò solennemente la legittimità per matrimonio clandestino così Giulio poté sfruttare la potenza medicea per divenire, a sua volta, cardinale e papa con il nome di Clemente VII.
Se la vicenda ha fornito infiniti spunti alla letteratura, al cinema e alle arti figurative, quello di martedì prossimo è l'esordio assoluto sulla scena musicale, dove le note del maestro Ortolani sono capaci di rendere attuale la Firenze medicea.
Dal frammento di prove che abbiamo potuto vedere e ascoltate in conferenza stampa si percepisce nettamente come si tratti di qualcosa di veramente inedito per il teatro italiano e se la potenzialità è resa emozionante dalla forza delle musiche, va sottolineata la professionalità di una compagnia con 73 elementi complessivi fra cui il regista e coreografo, Giuliano Peparini, è tra più innovativi della sua generazione.
Gli otto characters hanno il volto e la voce di cantanti professionisti: Graziano Galatone per Lorenzo il Magnifico, Francesco Capodacqua per Giuliano, Sandro Querci per Franceschino de’ Pazzi, Francesca Colapietro per Fioretta Gorini , Silvia Querci per Cencia, Marco Manca per Pico della Mirandola, Mario Zinno per Frà Arlotto e Piero Di Blasio per Pulci il Poeta.
Il corpo di ballo è invece composto da dodici ragazzi e dieci ragazze ed è affidato proprio ai ballerini l'inizio dell'OperaMusical con la partita di calcio fra Medici e Pazzi.
Il Maestro Ortolani aggiunge: "E' logico che con la partita di questo 'calcio fiorentino' (caccia) – precursore di quello moderno (goal) – ho musicalmente definito le due squadre: i rossi sono i Medici; i neri invece i Pazzi. L’esposizione del gioco si basa su percussioni violente per stimolare le due squadre a quello che è un calcio violento come in effetti era quello originale dell’epoca; ci sono alcune citazioni, quali un tema liturgico che ho esposto con un grandioso di orchestra che introduce un terzo elemento: il potere temporale della Chiesa, che aleggia su tutta la storia della congiura dei Pazzi. Attraverso questo tema liturgico si sviluppa tutta la potenza del gioco fiorentino".
Al libretto ha collaborato con Riz Ortolani, Ugo Chiti, le liriche sono di Lorenzo Raggi e Mae Kroville, le coreografie di Veronica Peparini, luci e video proiezioni di Gilles Papain e Giuliano Peparini, illustrazioni video proiezioni di Laurand Gapaillard e Marie Jumelin.
I bellissimi costumi sono disegnati da Frédéric Olivier e realizzati da Stefano Nicolao dell’Atelier Nicolao di Venezia.
Spettacolari le scene dove, su una 'statica' rappresentazione della cupola del Brunelleschi, vengono via via proiettate immagini rinascimentali o modernissime.
Alla domanda di indicarci quali sono le arie più signficative, il Maestro ci ha rivelato "Fra i temi e le arie di tutti i protagonisti che mi hanno molto sedotto ed impegnato “Amo il mio odio” (Franceschino) fortemente drammatico, “Amante mia” (Lorenzo) la dichiarazione d’amore alla sua città, il duetto dei due fratelli Lorenzo e Giuliano, e il concertato finale per gli otto protagonisti con coro e orchestra sono forse le pagine più intense anche per l’atmosfera dell’opera".

Immediatamente dopo la prima, vi racconteremo dettagliatamente dello spettacolo, concludo quindi con una breve sintesi degli eventi storici.
Lorenzo aveva già dato brillante prova di sé nel governo repubblicano: nel 1466, giovanissimo, aveva fatto parte della Balìa e del Consiglio dei Cento.
Prima di assumere la Signoria gli erano state affidate, con pieno successo, alcune missioni a Napoli, Roma e Venezia.
Nel 1468, grazie al diretto interessamento della madre, Lorenzo si fidanzò con la nobildonna Clarice Orsini, che sposò l’anno successivo avendone i tre figli Piero, Giovanni (il futuro Leone X), Giuliano, e le quattro figlie Lucrezia,Maddalena, Luisa e Contessina.
Per la prima volta un Medici si accasava con una nobile, stabilendo un’alleanza con la famiglia Orsini che avrebbe prodotto la prima porpora cardinalizia, proprio quella del figlio Giovanni.
In tale contesto, Giuliano non ebbe difficoltà a lasciare al fratello maggiore la guida della città preferendo dedicarsi alle arti e alla scultura.
In piazza Santa Croce partecipò anche a un torneo - cantato dal poeta Agnolo Poliziano nelle Stanze per la giostra - disputando agli altri concorrenti, e vincendolo, un ritratto di Simonetta Vespucci, una delle donne più belle del Rinascimento, musa di Botticelli e Piero di Cosimo.
Pare che tra lei e Giuliano ci fosse una storia di amor cortese, ma morirono entrambi molto giovani (lei lo precedette a soli 22 anni).
Va detto che nelle lotte di fazione mai cessate, le ambizioni, le invidie e la stessa giovane età dei due rampolli medicei, favorirono la nascita di una radicale opposizione e di vari complotti per sbarazzarsi di quella che stava diventando una tirannide.
La supremazia culturale di Lorenzo e il suo eccezionale mecenatismo non gli impedirono infatti di soffocare progressivamente libertà e istituzioni repubblicane.
Nel 1478 la famiglia Pazzi, con l’appoggio di Papa Sisto IV (un Della Rovere) e di altri regnanti, ordì la celebre omonima congiura.
La mattina del 26 aprile, durante la Messa nella cattedrale di Santa Maria del Fiore, Franceschino de’ Pazzi e altri sicari uccisero a pugnalate Giuliano e Lorenzo si salvò per miracolo.
Giuliano fu sepolto nella chiesa di San Lorenzo e in seguito traslato nella Sagrestia Nuova progettata da Michelangelo. Sotto uno dei suoi capolavori, la Madonna col Bambino, riposa ancora oggi accanto al fratello.
Durante una recente ricognizione sulle salme dei Medici (2004) furono ritrovati il suo teschio con un vistoso taglio sul cranio e porzioni dei suoi abiti ancora macchiati di sangue.
I Pazzi e gli altri congiurati finirono subito vittime di crudeli rappresaglie, torturati, trucidati e i loro corpi gettati in Arno.
Franceschino fu impiccato alla Loggia dei Lanzi, davanti al Palazzo della Signoria. Tuttavia Lorenzo non poté vendicarsi dei veri organizzatori: Papa Sisto IV e suo nipote Girolamo Riario, allora signore di Imola. Girolamo organizzò anzi altri due complotti per eliminare i Medici dalla scena politica, ma fallirono entrambi.
Quanto al Papa, sdegnato per il trattamento riservato ai congiurati, scomunicò Lorenzo e si alleò con Ferdinando I di Napoli e con la Repubblica di Siena contro la stessa Firenze, alleata di Milano e di Venezia.
L’alleanza fiorentina fu poi sconfitta dal Re di Napoli nella Guerra de’ Pazzi.
Nel 1479, immediatamente dopo la fine dell’assedio di Colle Val d’Elsa (che di fatto concluse le operazioni belliche), Lorenzo si recò a Napoli di persona per trattare con Ferdinando I, riuscendo nell’impresa di convincerlo delle sue ragioni e ottenendo il ritiro delle sue truppe dalla Toscana, staccandolo così dalla lega con il Papa.
Al ritorno a Firenze, Lorenzo fu salutato come salvatore della patria.
Nel 1480 Sisto IV, rimasto isolato, offrì la pace, mentre Riario, sfumata l’ipotesi di impadronirsi di Firenze, ottenne la signoria di Forlì.
Lorenzo approfittò di questi successi per rafforzare il proprio potere: istituì il Consiglio dei Settanta, una specie di parlamento formato però da fedelissimi della famiglia, che diminuì l’autorità dei Priori e del Gonfaloniere di Giustizia.
Con il nuovo pontefice, Innocenzo VIII, i Medici si legarono ancora di più al papato. Il Magnifico si era infatti convinto che l’alleanza tra Firenze, Napoli e lo Stato della Chiesa avrebbe tenuto gli stranieri lontani dal suolo italiano.
In parte ebbe ragione, perché l’equilibrio politico che ne conseguì mantenne la pace in Italia fino alla sua morte, il 9 aprile 1492.
Due anni dopo le truppe del re di Francia Carlo VIII invasero la penisola.