25 maggio 2010

di Francesca Vinci - pubblicato il 30 Maggio, 2010 in L'ottava nota

Serata incantevole quella di martedì 25 maggio che, al Teatro Comunale di Firenze, ha visto Zubin Mehta dirigere l’orchestra del Maggio Musicale Fiorentino e rendere omaggio a Chopin con la collaborazione di Daniel Barenboim versione pianista.

L’occasione non poteva lasciare le note al chiuso e così, superando le ultime sedie della seconda galleria, l’onda è rimbalzata in strada per la precisione in Piazza Duomo dove, su schermo gigante, i più hanno potuto godere del fascino spettacolare che un proibitivo “tutto esaurito” sempre emana.
È stato un dono generoso dei due grandi Maestri alla città di Firenze, al suo Teatro e al suo Maggio per una miglior fortuna a venire.
L’evento eccellente non è stato tuttavia per soli puristi, turisti o fiorentini di passaggio: tutta Italia, forse anche più in là, ha beneficiato dell’esecuzione in diretta, attraverso le frequenze di RaiRadioTre.

Dunque seduti su vellutate poltrone in platea, stretti in galleria, in piedi nella piazza o stesi sul divano, ovunque eravamo, il concerto ci ha raggiunto. Perderlo sarebbe stato uno spregio e, a conti fatti, un peccato.
Questo già a partire dal meraviglioso o miracoloso (secondo i gusti e le lingue) Mandarino di Bèla Bartòk, scelta scottante e drammatica come gli argomenti di fondo, così agghiaccianti che alla primissima fecero gridare allo scandalo vuotando le fila prima della fine della “disgustosa pantomima”: era il 27 novembre 1926.
La nuova prima mondiale del 1942 suscitò infuocate reazioni tedesche ma il balletto si fece e fu un successo con Milloss a Milano, alla Scala, e poi a Roma, a Budapest, a New York, Francoforte, Vienna, ovunque ma mai in Transilvania, a dispetto, fino alla morte del compositore.
Quindi è stata la volta del Concerto n. 2 in fa minore di Chopin, che poi è il primo per una vecchia storia di editori e compositori disordinati. Per correttezza, dopo l’intervallo è venuto il Concerto n. 1 in mi minore, quello che Chopin volle dedicare al suo adorato mito, il “perfetto come Paganini” pianista e compositore Kalkbrenner, che per tutta risposta gelidamente lo giudicò “ nell’insieme buono ma lungo”… Fatto è che di Kalkbrenner ormai si parla solo come ricordo del grande Chopin. 

Nonostante la conoscenza di vecchia data, per Mehta e Barenboim è stata la prima volta insieme sui due concerti giovanili ed è stato uno spettacolo di rilassante armonia.
Un mazzo di rose bianche, che Barenboim ha voluto condividere con le gentili orchestrali, ha reso tributo all’eccellenza dei due maestri.
Un caloroso applauso ha premiato l’impegno di tutti per la riuscita esecuzione di un concerto che non poteva avere bis.

Didascalie & Dettagli

IMMAGINI

  • Zubin Metha durante la direzione
  • Daniel Barenboim durante il concerto
  • Zubin Mehta e Daniel Barenboim
    in una pausa delle prove

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