1920-1940: quando Parigi era la capitale della fotografia
di // pubblicato il 15 Gennaio, 2010
La mostra inaugurata ieri al MNAF (Museo Nazionale Alinari della Fotografia) rievoca i fasti della Parigi dei primi anni Venti, quando la capitale francese diventò punto di riferimento della nuova fotografia in Europa e centro di promozione delle avanguardie, rappresentando un modello di modernità per gli artisti francesi e un luogo di rifugio e di libertà per molti stranieri costretti all'esilio
Le nuove tendenze e le originalissime tecniche fotografiche che furono sviluppate in quel periodo, grazie allo scambio di esperienze e di linguaggi tra i fotografi che confluivano a Parigi da tutto il mondo, sono tutte ben documentate nella preziosissima collezione dello storico Christian Bouqueret che, per più di trent'anni, ha raccolto un'imponente quantità di immagini di fotografi conosciuti ma anche di artisti dimenticati o relegati in secondo piano.

Durante quell'epoca, la fotografia acquistò una vera e propria dignità artistica, al pari della pittura e della scultura, dimostrando di poter essere definita anch'essa dadaista o surrealista e non soltanto una mera rappresentazione della realtà oggettiva.
Quella di Bouqueret viene qualificata una “study collection” nel senso che i suoi due principali motori sono, da una parte la passione per il medium, la sua estetica e le sue tecniche, e dall'altra la necessità di “far parlare la fotografia” grazie ad un lavoro costante di ricerche che si è concretizzato nella pubblicazione di opere tematiche e monografiche.

L'esposizione, articolata su quattro tematiche principali (Parigi, l'oggetto, la manipolazione della realtà e la figura umana), è composta da una selezione di circa 100 immagini vintage (oltre ad una raccolta di rivisite e libri originali) che si propone di offrire un sguardo attento ed appassionato della Nuova Visione fotografica sviluppatasi a Parigi tra il 1920 e il 1940
Tra le innovazioni più originali di quel periodo, a cui viene dedicato ampio spazio nella mostra, c'è sicuramente il fotogramma, che rappresenta allo stesso tempo una scoperta e un ritorno alle origini della fotografia: il suo principio consiste infatti, nel posare direttamente sulla carta sensibile degli oggetti di cui la luce lascia in bianco la traccia sulla carta illuminata. Ovviamente la forma degli oggetti e la loro qualità di opacità o traslucidità permette ai fotografi di giocare con le variazioni di grigi, strutturandole e organizzandole in composizioni sapienti. Tra gli ideatori di questa tecnica, ricordiamo Man Ray che, con le sue celebri “rayografie”, realizzò un straordinaria serie di fotogrammi.

I curatori della mostra, inoltre, hanno dedicato uno spazio molto interessante, alle fotografie pubblicitarie realizzate in quegli anni. La modernità e l'alta qualità di quelle sperimentazioni incuriosirono anche gli atelier di pubblicità, che ingaggiarono fotografi del calibro di Maurice Tabard e Maximilien Vox per realizzare campagne promozionali di prodotti di lusso e di moda.