13° Sguardo dei Maestri con il Cinema di Bertolucci
di // pubblicato il 10 Ottobre, 2010
La generazione che mi ha preceduto associava le iniziali BB alle curve peccaminose di una bionda francese, ma per me la coppia di lettere in questione ha sempre evocato l’universo filmico di Bernardo Bertolucci, emozioni visive indimenticabili, costitutive della mia passione per la settima arte. Un Cinema quello del Maestro parmense molto carnale, tra affreschi storici d’ampio respiro e personaggi in lotta contro le convenzioni.
Giunta alla sua 13ª edizione, la manifestazione Lo Sguardo dei Maestri a cura del Centro Espressioni Cinematografiche Cinemazero – Cineteca del Friuli, rende omaggio quest’anno all’opera di Bernardo Bertolucci con una retrospettiva di quindici titoli, in pratica l’intera filmografia dei lungometraggi, in programma tra Udine, Trieste e Pordenone dal 10 Ottobre e fino al 2 Febbraio 2011.

Classe 1941, Bernardo ha avuto certo la fortuna di nascere in un ambiente culturalmente stimolante, figlio del poeta Attilio Bertolucci e fratello dell’altro Bertolucci regista, Giuseppe, gli amici di famiglia che frequentavano la sua casa abitando la sua adolescenza si chiamavano, tra gli altri, Alberto Moravia e Pier Paolo Pasolini.
Proprio grazie a quest’ultimo il primogenito di Attilio fa il suo ingresso nel mondo del Cinema. Pier Paolo chiama Bernardo al suo fianco come aiuto regista per il film d’esordio Accattone, poi quando il giovane Bertolucci ha solo ventun’anni firma la prima regia con La commare secca, progetto scritto e sceneggiato da Pasolini che doveva anche dirigerlo prima di cedere il timone all’amico.

Seguono altri titoli come Prima della rivoluzione e Partner, fino al bellissimo Il conformista tratto dall’omonimo romanzo di Alberto Moravia, con cui da subito il giovane cineasta si stacca dalla poetica tipicamente pasoliniana delle storie di malavita borgatara romana. Nel 1972 la carriera di Bertolucci ha una svolta quando si trova a dirigere un mostro sacro come Marlon Brando in Ultimo tango a Parigi, titolo che gli darà si la notorietà internazionale, ma gli costerà anche l’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni e la sospensione dei diritti civili, tra cui il diritto di voto, in seguito alla condanna per offesa al comune senso del pudore inflittagli con sentenza della Cassazione nel 1976.
In realtà quello che i censori dell’Italia bigotta e benpensante di quegli anni non accettavano era la demolizione che Ultimo tango a Parigi operava nei confronti dei valori borghesi istituzionalmente riconosciuti, il matrimonio, ma soprattutto la famiglia che nella famosa scena della sodomizzazione col burro di Maria Schneider da parte di Marlon Brando viene definita “sacrario dell’individuo”.
In seguito a vari processi d’appello solo nel 1987 il film è stato dissequestrato, grazie a negativi depositati all’estero e sfuggiti al rogo della censura è stato possibile riportare il film alla sua forma originale come lo vediamo oggi, ma l’ingiustizia morale subita da Bernardo Bertolucci è una ferita ancora aperta.

Il film successivo è il grande affresco storico di Novecento, attraverso le vite parallele di tre generazioni di contadini e di padroni della terra su cui vivono e lavorano, i Dalcò e i Berlinghieri, vediamo scorrere la Storia d’Italia dall’inizio del XX secolo fino alla fine della seconda guerra mondiale. Nonostante un cast di prima grandezza, comprendente tra gli altri Robert De Niro, Gerard Depardeu, Stefania Sandrelli, Donald Sutherland e Burt Lancaster, il film non ottenne molto successo negli Stati Uniti che l’avevano finanziato attraverso la Fox, a causa probabilmente della quantità di bandiere rosse presenti sul finale e poco in sintonia, in piena guerra fredda, con il gusto americano dell’epoca.
Negli anni successivi sono arrivate nuove polemiche per le sequenze ritenute incestuose in La luna e il minor successo di pubblico per La tragedia di un uomo ridicolo, interpretato da un grande Ugo Tognazzi giustamente premiato al Festival di Cannes, fino al trionfo de L’ultimo imperatore che nel 1988 si portò a casa ben nove Oscar tra cui quello per il miglior regista, unico italiano vincitore nella categoria, allo stesso Bernardo Bertolucci.

Il successo planetario ottenuto con la storia di Pu Yi, ultimo imperatore della Cina, consentì al regista di dedicarsi ad altri progetti di ampio respiro con cast internazionali come Il tè nel deserto, con John Malkovich e Debra Winger, o Piccolo Buddha con Keanu Reeves, e soltanto con i successivi Io ballo da sola e L’assedio tornò a girare nuovamente in Italia.
L’ultimo film firmato BB è The dreamers del 2003 e speriamo davvero di poter leggere presto sui titoli di testa di un nuovo film: “diretto da Bernardo Bertolucci”. Per ingannare l’attesa è appena stato pubblicato un suo libro di ricordi e riflessioni dal titolo La mia magnifica ossessione, già vincitore del premio Efebo d’Oro al miglior libro di Cinema.
