116 scatti di Francesca Woodman

di Silvia Groppa // pubblicato il 05 Ottobre, 2010

Una grande mostra personale su Francesca Woodman è allestita nei bellissimi ambienti del Palazzo della Ragione di Milano. L'importante retrospettiva è stata curata da Marco Pierini e da Isabel Tejeda in collaborazione con SMS Contemporanea di Siena, l'Espacio AV di Murcia (Spagna) e l'Estate di Francesca Woodman di New York. 
Tra la ricca selezione fotografica vi sono quindici opere esposte in esclusiva, a cui si affiancano cinque testimonianze video del lavoro performativo dell'artista: è un vero e proprio viaggio biografico che tocca i luoghi che sono stati significativi per lo sviluppo artistico di una delle artiste fotografe più precoci e talentuose dell’arte contemporanea.
Tante le tappe iconografiche che concorrono alla scoperta della vita di Francesca Woodman, da Providence a Roma fino alla sua New York.

Francesca Woodman (Denver, 1958 – New York, 1981), ha conosciuto l’arte sin da piccolissima grazie al talento della madre Betty, ceramista, e il padre George, pittore e fotografo.
Francesca cominciò a lavorare a soli tredici anni di età, con la sua prima macchina fotografica e l’uso dell’autoscatto, proseguì usando se stessa come soggetto privilegiato delle sue foto, rappresentandosi sia in contesti domestici, con la predilezione per ambientazioni vintage e decadenti, che in mezzo alla natura, da sola o con amiche, nel vivo di azioni e performance appositamente progettate.

All’amica Sloan Rankin, che le domandava perché utilizzasse spesso se stessa come modello, la Woodman rispondeva “è una questione di convenienza. Io sono sempre disponibile”. Una risposta, che esplicita quell’aspetto di schietta intimità che contraddistingueva la sua ricerca, e la sua condizione di giovane artista adolescente che negli anni Settanta sosteneva da sola i costi di produzione del proprio lavoro. 
La Woodman riuscì ad anticipare tendenze e tematiche che connoteranno l’arte contemporanea negli anni successivi ed erede della tradizione artistica occidentale dell’autoritratto, Francesca Woodman colpì la comunità artistica per la maturità e la coerenza concettuale delle opere che produsse in nove anni di intensa attività.

Il percorso espositivo segue pedissequamente il suo viaggio biografico, a partire dalle sue serie fotografiche più significative, che si identificano con i luoghi dove sono state create: una ha per scenario Boulder, nel Colorado, datata agli anni della scuola superiore,un altro scatto riguarda l’intenso periodo di formazione presso la Rhode Island School of Design di Providence. 
Segue quella che fra 1977 e 1978 venne eseguita a Roma.

All’interno del suggestivo Palazzo è stato dedicato uno spazio per l’installazione Swan Song (La canzone del cigno), realizzata da Francesca a Providence nel 1978 ed esposta per la prima volta in Italia in occasione di questa mostra. Le 5 fotografie di grande formato (circa 1 metro x 1 di grandezza) rappresentano una rottura degli schemi convenzionali che prevedevano di appendere l’opera all’altezza degli occhi. La Woodman progettò questa installazione in modo da poter collocare le stampe ad altezze variabili, alcune molto in alto e altre all’altezza del pavimento, seguendo il flusso narrativo delle immagini e sfruttando le caratteristiche architettoniche del contesto si crea un dialogo tra artista e spazio che diventa parte dell’opera.
I cinque frammenti video chiudono il percorso espositivo, e sono parte dei pochissimi filmati realizzati dall’artista durante i corsi della RISD, recentemente restaurati e pubblicati dall’Estate, testimonianza del lavoro performativo dell’artista modella e regista al tempo stesso.
Quasi tutta la produzione di Francesca Woodman vive nel rapporto tra il proprio corpo, oggetto e soggetto degli scatti, e il proprio sguardo. Di sé non offre mai alcuna visione idealizzata, eroica, caricata di particolari significati; al contrario, la propria immagine è sempre inserita nell’universo delle cose, come fosse parte di esse.

Spesso, il corpo dell’artista si assimila con l’intonaco dei muri, gioca con la propria ombra, compare da porte e finestre, si nasconde tra i mobili e gli oggetti; la luce ne sfalda la consistenza piuttosto che esaltarla, naturalizzando le forme colte come frammenti, come particolari.
Uno dei tratti caratteristici e ricorrenti della sua cifra espressiva è l’assenza del volto, tagliato dall’inquadratura, o solo nascosto da maschere o dai propri capelli.

Ho dei parametri e la mia vita a questo punto è paragonabile ai sedimenti di una vecchia tazza da caffè e vorrei piuttosto morire giovane, preservando ciò che è stato fatto, anziché cancellare confusamente tutte queste cose delicate”.

 

Dettagli

Didascalie immagini
Francesca Woodman

  • Yet another leaden sky,
    Roma, maggio 1977-agosto 1978
    stampa alla gelatina d’argento
  • Senza titolo,
    Boulder, Colorado, 1972-1975
    stampa alla gelatina d’argento,
    si legge: Then at one point I did not need to translate the notes; they went directly to my hands.
  • Senza titolo,
    Providence, Rhode Island, 1975-1978
    stampa alla gelatina d’argento
  • House 4,
    Providence, Rhode Island, 1976
    stampa alla gelatina d’argento
  • Untitled,
    Roma, 1977-1978
    stampa alla gelatina d’argento
  • Senza titolo,
    Providence, Rhode Island, 1975-1978
    stampa alla gelatina d’argento

IN COPERTINA
un particolare di
Senza titolo,
Providence, Rhode Island, 1975-1978


Catalogo edito da Silvana

Mappa

Dove e quando

Francesca Woodman ritratti interiori tra Providence, Roma e New York

  • Fino al: - 01 Gennaio, 1970
  • Indirizzo: Palazzo della Ragione, Milano, Piazza dei Mercanti, 1
  • Sito web

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