1000 anni di arte e storia tra Polonia e Germania
di // pubblicato il 30 Novembre, 2011
Il complesso rapporto tra Polonia e Germania è al centro di una monumentale retrospettiva organizzata recentemente presso il museo Martin Gropius Bau di Berlino: Tür an Tür. Polen – Deutschland. 1000 Jahre Kunst und Geschichte / Obok. Polska – Niemcy. 1000 lat historii w sztuce (in Italiano: “Porta a porta. Germania - Polonia. 1000 anni di arte e storia”) sarà visibile al pubblico fino al 9 Gennaio 2012.

Si tratta di un evento culturale unico nel suo genere: frutto della collaborazione tra il prestigioso Martin Gropius Bau e il Castello Reale di Varsavia, questa mostra raccoglie circa 800 oggetti d’arte organizzati in 19 stanze e dislocati lungo un percorso tematico che ricostruisce il difficile “rapporto di vicinato” tra due popoli e due stati che hanno sempre vissuto “porta a porta”, incrociando spesso i propri destini.
La mostra comincia con un excursus storico che illustra le origini della Polonia: menzionato per la prima volta in un manoscritto del 963 d.C., lo stato polacco comincia ad assumere un aspetto unitario proprio nella seconda metà del X secolo sotto il controllo della dinastia Piast. Tra gli oggetti esposti troviamo testimonianze medievali delle esperienze di evangelizzazione cattolica in questa regione, che culminarono con la conversione di Mieszko I (e di gran parte del suo popolo), il primo monarca polacco di cui si abbia notizia. Da questo momento in poi la Polonia vedrà il suo destino legato a quello degli altri stati e nazioni dell’Europa centrale.

Oggetti e manuscritti testimoniano il continuo scambio di idee, oggetti, merci tra le due rive del fiume Oder: emblematica in questo senso la figura di Santa Edvige di Slesia (Heilige Hedwig von Andechs in tedesco, Święta Jadwiga Śląska in polacco), ampiamente ricordata in questa prima parte della mostra; Santa Edvige , originaria della Baviera, fu duchessa di Slesia e di Polonia ed è ricordata per il suo impegno verso i poveri e i meno fortunati, ma anche come simbolo di fratellanza e riconciliazione tra i due popoli divisi dal fiume ma uniti da un passato comune; anche Giovanni Paolo II in occasione del suo pellegrinaggio apostolico in Polonia definì la santa come
una figura di confine, che unisce tra di loro le due Nazioni: la Nazione tedesca e quella polacca.
e citando un’altro importante religioso della Slesia ricordò a tutti che
Vicino al ponte del Duomo a Wroclaw, che conduce all’Isola dei Piast, sta una statua di pietra di Edvige. Essa è sul ponte che congiunge le rive orientale e occidentale del fiume Oder. Essa attira lo sguardo di tutti coloro che vi vengono e li induce a pensare che tutti sono fratelli, indipendentemente dal fatto su quale riva vivano.
La mostra prosegue quindi illustrando al visitatore i complessi legami politici e dinastici tra le maggiori famiglie polacche e tedesche: in particolare grande importanza è data alle connessioni tra la dinastia degli Jagelloni (che governarono il paese tra il 1385 e il 1569) e la potente famiglia Hohenzollerns ma anche con la dinastia Asburgica. Il prestigio e la posizione di rilievo occupata dalle famiglie regnanti polacche è intuibile anche dalla serie di opere che ricordano il “matrimonio di Landshut”, cioé lo sposalizio nel 1475 tra la principessa Edvige Jagellona (Hedwig in tedesco, Jadwiga in polacco) con Giorgio di Wittelsbach-Landshut (Duca Giorgio di Baviera): questo evento fu memorabile per i contemporanei e le più importanti famiglie nobili e i regnanti europei parteciparono a quello che fu considerato uno degli eventi più sfarzosi del tempo, con oltre 10.000 invitati e una quantità impressionante di cibo e bevande. Questo evento viene ancora oggi ricordato con un Festival che si svolge ogni 4 anni a Landshut (Baviera).

Il lusso delle corti rinascimentali è ben documentato nella sezione della mostra dedicata a questo periodo storico: i ritratti dei membri della famiglia reale polacca, come anche le dettagliate vedute delle maggiori città del regno, restituiscono l’immagine di un paese in pieno sviluppo nel quale le arti e la cultura trovavano terreno fertile. Molti sono in questo periodo gli artisti che vivono e operano a cavallo tra le due aree culturali contigue, tra i quali senza dubbio vale la pena ricordare Veit Stoss: alcune opere di questo grande maestro scultore quattrocentesco - che Vasari definì "miracolo del legno" dopo aver visto il suo S. Rocco nella chiesa fiorentina della SS. Annunziata - sono visibili eccezionalmente in questa occasione.

Accanto ad opere famose sono visibili alcuni straordinari bozzetti e lavori preparatori; Stoss lavorò a Norimberga, Bamberg e a Cracovia e la sua eredità è visibile nei lavori di artisti polacchi, tedeschi, austriaci e ungheresi.
La parte centrale del percorso ci spiega meglio il clima culturale della Polonia di questo periodo: la Riforma protestante ha raggiunto il cuore del regno polacco, che si trasforma nell’unico stato realmente tollerante in materia religiosa, nel quale molti cercano rifugio durante i tumulti religiosi che insanguinano l’Europa. Proprio in Polonia Niccolò Copernico pubblicò il suo De Revolutionibus Orbium Coelestium, messo all’indice in gran parte degli stati europei; molte versioni a stampa delle sue opere sono esposte in una sezione apposita della mostra, per celebrare questa grande figura di intellettuale europeo che visse a cavallo tra due culture: nonostante la sua nazionalità sia stata a lungo oggetto di dibattito, Copernico è oggi considerato un polacco di origine tedesca.
Durante il rinascimento la Polonia fu anche il primo stato a dotarsi di una monarchia elettiva, un genere di governo “democratico” se confrontato con gli altri stati europei dell’epoca, sebbene gli elettori del re fossero solo i nobili.
Il percorso espositivo prosegue confrontando attraverso i ritratti delle corti tedesche e polacche lo sviluppo parallelo di sistemi politici e di alleanze molto diverse che portarono alla frattura definitiva tra i due popoli in seguito alla spartizione della Polonia durante il Congresso di Vienna, ferita che sarà sanata solo dopo la fine dell’ultimo conflitto mondiale con la ricostituzione dello Stato Polacco.

Significativamente al centro del museo, nel bellissimo atrio, è ricostruita la storia della battaglia di Tannenberg del 1410: questo episodio, centrale per la storia polacca, ricorda la sconfitta dei cavalieri Teutonici per mano dell’alleanza polacco lituana; sempre nell’atrio è stato riassemblato il celebre dipinto di Jan Matejko Il tributo alla Prussia (Hołd pruski, 1882) nel quale è rappresentato il margravio Alberto Hoenzollern di Brandeburgo che rende omaggio al Re di Polonia, rinunciando al suo titolo di Gran Maestro dell’Ordine Teutonico per essere investito dal re Sigismondo I col titolo di Duca di Prussia: il re infatti aveva riordinato i territori teutonici vinti nella battaglia di Grunewald rendendoli un feudo polacco protestante. Questo episodio, così come la battaglia di Tannenberg, aveva, agli occhi dei nazionalisti polacchi del XIX secolo, un grande valore, e alimentava lo slancio romantico di quanti continuavano a combattere per riunire la nazione polacca in uno stato unitario, dato che all’epoca tutti i tentativi di ribellione erano falliti e la Polonia restava divisa tra Austria, Prussia e Russia.
Nonostante questi contrasti, numerose sono le testimonianze della collaborazione tra artisti polacchi e tedeschi, in particolare tra le avanguardie degli anni ‘20. La storia più recente di Polonia e Germania è invece rappresentata anche grazie a opere cinematografiche, proiettate nelle sale del Martin Gropius Bau, poster, foto, opere di grafica e installazioni. Le opere di queste ultime sezioni documentano soprattutto il faticoso percorso degli artisti polacchi per ricongiungersi alla comunità artistica internazionale dopo l’isolamento forzato degli anni del comunismo.

Questa mostra è seza dubbio l’occasione per (ri)scoprire la storia artistica e culturale di una parte di Europa che forse proprio a causa degli eventi politici internazionali del secolo scorso è stata per lungo tempo un’area grigia nelle mappe geografiche. Si tratta invece, come emerge chiaramente attraverso i lavori esposti in questa occasione, di una delle aree geografiche culturalmente più fertili d’Europa, che ha contribuito in modo significativo alla formazione della cultura Mitteleuropea e in senso lato alla costituzione di un’ideale identità europea.

